“Si sarebbero potute salvare 3,4 milioni di vite” se l’emergenza per la pandemia da Coronavirus fosse stata dichiarata prima del 30 gennaio 2020. A sostenerlo è un rapporto indipendente apparso sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, realizzato in seguito a un’esplicita richiesta dell'Assemblea Mondiale della Sanità al direttore generale dell’Oms, nel maggio 2020, di uno studio imparziale e completo sulle risposte al diffondersi dei primi casi di positivi da coronavirus. I ricercatori, al termine di un impegno durato otto mesi, hanno evidenziato i tanti fallimenti, le lacune e i ritardi nel prendere decisioni, che hanno facilitato il diffondersi a livello globale della crisi sanitaria: si è trattato di un insieme di scelte sbagliate, mancato coordinamento a livello internazionale e negazione della realtà.

Tutti elementi che, se affrontati meglio, avrebbero potuto evitare gli effetti tragici della pandemia.

Il rapporto si sofferma sulle prime settimane in cui si è diffusa la pandemia

I risultati del rapporto saranno presentati in dettaglio a fine maggio, nel corso della 74esima Assemblea Mondiale della Sanità. Le due responsabili del lavoro – l’ex presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf ed Helen Clark, già primo ministro della Nuova Zelanda – hanno spiegato come, secondo i ricercatori, l'Organizzazione Mondiale della Sanità abbia commesso un grave errore a non dichiarare l’emergenza globale prima di fine gennaio 2020 e a non raccomandare sin dall’inizio di fermare i viaggi, per poter così limitare la trasmissione del virus.

Gli esperti si sono soffermati soprattutto sulle prime settimane in cui si è diffusa la pandemia, esaminando i contenuti dei piani preparatori, le circostanze che hanno portato all’identificazione dei casi e le risposte date. Inoltre sono stati approfonditi gli inevitabili effetti sui sistemi sanitari nazionali e le difficoltà economiche e sociali generate dal coronavirus.

Il rapporto è molto critico sull’operato dei governi nel mese di febbraio del 2020

Il rapporto non risparmia critiche sui ritardi dei vari governi, che nel mese di febbraio del 2020 hanno perso tempo, non imponendo le misure che avrebbero potuto frenare la diffusione della Sars-Cov-2, specialmente in Europa e in Nord America.

Secondo il gruppo di studio, per evitare in futuro il ripetersi di situazioni simili, serviranno riforme coraggiose; inoltre le amministrazioni dovranno aggiornare periodicamente i piani nazionali per combattere le pandemia. In particolare gli esperti ricordano come i primi casi di polmonite insolita segnalati dai medici cinesi alle autorità risalgano al dicembre 2019: quindi anche il comitato di emergenza dell'Oms si sarebbe mosso in ritardo, non dichiarando l’emergenza sanitaria nella prima riunione del 22 gennaio, rinviando l’importante decisione al 30 gennaio 2020.

Il rapporto ha evidenziato anche la mancanza di preparazione dei sistemi sanitari

Un altro punto che è emerso nella ricerca riguarda la preparazione insufficiente dei sistemi sanitari dei vari Paesi di fronte a un virus in rapida espansione.

Tuttavia alcuni elementi hanno funzionato nell’emergenza, come la trasparenza a livello internazionale, che ha portato alla condivisioni dei dati scientifici relativi alla Sars-Cov-2. Per chi ha elaborato il rapporto sarà necessario rivedere il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR), risalente al 2005, che si è rivelato uno strumento inadeguato a fornire una risposta rapida in situazioni di emergenza, anche perché i sistemi di allerta si sono mossi molto più lentamente della stessa pandemia. Serviranno quindi in futuro più fondi, maggiori poteri di sorveglianza per l’Oms e una migliore collaborazione a livello internazionale.