Il mondo del ciclismo piange la morte di Vittorio Adorni. L'ex campione era stato ricoverato in ospedale ieri, e oggi è arrivata la notizia della morte. Corridore di classe, signore nello sport e nella vita, Adorni era nato a San Lazzaro Parmense il 14 novembre del 1937, diventando uno dei principali protagonisti del ciclismo mondiale negli anni sessanta. Le sue imprese più importanti restano il Giro d'Italia del 1965 e il Campionato del Mondo del 1968, sulle strade di Imola, entrambi conquistati con vantaggi abissali. Adorni è stato però anche un personaggio eclettico che ha portato la figura del ciclista al di fuori dei consueti canoni, diventando presentatore e commentatore tecnico.
Vittorio Adorni, le perle del Giro e del Mondiale
Vittorio Adorni iniziò la sua carriera nel ciclismo professionistico nel 1961. La sua ascesa fu piuttosto veloce. Già nella seconda stagione da pro, con la maglia della Philco, vinse la prima delle sue undici tappe al Giro d'Italia sul classico traguardo di Aprica, arrivando anche quinto nella classifica generale. Da lì, Adorni diventò uno dei grandi protagonisti della corsa rosa, inanellando vittorie di tappa e piazzamenti in classifica fino al trionfo nell'edizione del 1965. Il campione parmense vinse tre tappe, tra cui quella più difficile a Madesimo, e la classifica generale con un vantaggio di oltre undici minuti sul secondo arrivato, Italo Zilioli.
Adorni è arrivato sul podio al Giro d'Italia anche nel 1963 e nel 1968, sempre al secondo posto. Al Tour de France ha preso parte per tre volte, senza però riuscire a vincere nessuna tappa. Oltre al Giro, l'altra grande impresa della sua carriera è stata la vittoria al Campionato del Mondo di Imola del 1968. Adorni fu protagonista di una lunghissima fuga, prima con altri corridori e poi da solo negli ultimi 90 chilometri. Al traguardo trionfò con quasi dieci minuti di vantaggio sul secondo arrivato, il belga Herman Van Springel, un distacco mai più visto in un Mondiale di ciclismo professionistico.
Con Gimondi e Merckx
Vittorio Adorni ha gareggiato con alcune delle più leggendarie squadre della storia del ciclismo.
La vittoria al Giro arrivò in maglia Salvarani, squadra che in quello stesso 1965 lanciò anche Felice Gimondi. Dopo aver diviso un paio di stagioni con il più giovane campione bergamasco, Adorni fu anche compagno di squadra di Eddy Merckx nella Faema. Il corridore parmense fu una sorta di maestro per il belga, che già faceva vedere delle doti eccezionali, ma mancava di esperienza e senso della strategia.
Vittorio Adorni fu anche un personaggio particolare per il ciclismo di quei tempi. Sergio Zavoli intuì le doti comunicative e la spigliatezza del campione emiliano e ne fece uno dei protagonisti del suo Processo alla Tappa. Adorni scardinò lo stereotipo del ciclista senza capacità di linguaggio e diventò un personaggio televisivo a tutti gli effetti.
Presentò un quiz, Ciao Mamma, insieme a Liana Orfei, e inventò il ruolo del commentatore tecnico, diventando la seconda voce di Adriano De Zan durante le telecronache delle più grandi corse di ciclismo.