Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato un significativo attacco notturno, rivelando che missili di produzione ucraina, denominati FP‑5 Flamingo, hanno colpito un impianto militare russo situato a Cheboksary. Questa città, capoluogo della regione centrale russa della Ciuvascia, si trova a circa 1.000 chilometri dal confine ucraino, segnando un raro e notevole impiego dell'arma di punta del Paese a una distanza considerevole, diverse centinaia di chilometri a est di Mosca.

Secondo le dichiarazioni di Zelensky, l'obiettivo specifico dei missili FP‑5 Flamingo era un impianto militare a Cheboksary che riveste un ruolo cruciale nel rifornire l'esercito occupante di componenti essenziali per droni e missili.

L'attacco è stato successivamente confermato dal governatore della regione russa della Ciuvascia, Oleg Nikolayev, il quale ha comunicato su Telegram: «Questa mattina presto, Cheboksary è stata colpita da un attacco missilistico. Stiamo lavorando per determinare il numero delle vittime e l'entità dei danni alle infrastrutture».

Estensione degli attacchi ucraini

Le operazioni militari ucraine non si sono limitate all'impianto di Cheboksary. Lo Stato Maggiore ucraino ha infatti riferito di aver colpito anche una raffineria di petrolio strategica nella regione russa di Samara. Contestualmente, un'altra azione ha avuto come bersaglio una petroliera russa nel Mar Nero, ampliando così la portata degli attacchi contro le infrastrutture e le risorse logistiche russe.

Ulteriori dettagli emersi indicano che l'impianto colpito a Cheboksary, situato a oltre 900 chilometri dalla linea del fronte, sarebbe lo stabilimento VNIIR-Progress, noto per la produzione di antenne destinate ai droni. Il governatore regionale ha ribadito la conferma dell'attacco, pur mantenendo riservatezza su specifiche aggiuntive relative al bersaglio preciso o all'esatta entità dei danni subiti, mentre le autorità continuano le valutazioni sul campo.