La giudice per le indagini preliminari di Nola, Giusi Piscitelli, ha disposto la permanenza in carcere per quattro persone accusate del sequestro di persona, della morte come conseguenza di altro reato e dell’occultamento del cadavere dell’imprenditore Francesco Vorraro, 58 anni, scomparso nel Vesuviano il 9 febbraio 2026. Nonostante il provvedimento di fermo non sia stato convalidato, la giudice ha ritenuto sussistenti le condizioni per la custodia cautelare. I soggetti coinvolti sono Nunzio Mariano Avino, 33 anni; Luigi Fraschetti, 34 anni; Elio Marchisiello, 34 anni; e Gaetano Miranda, 32 anni.

La decisione della giudice Piscitelli, pur non convalidando il fermo, si basa sulla gravità delle accuse e sul contesto mafioso in cui si sarebbe consumato il reato. L’autorità giudiziaria ha inoltre dichiarato la propria incompetenza territoriale, disponendo la restituzione degli atti a Napoli, ma ha fermamente confermato la misura restrittiva per i quattro indagati, ritenendo imprescindibile la loro permanenza in carcere.

Le Indagini e i Legami con la Criminalità Organizzata

Dalle indagini è emerso che Francesco Vorraro sarebbe stato vittima di una lupara bianca, condotto in una zona isolata e fatto sparire. La giudice ha evidenziato l’aggravante mafiosa, sottolineando come il sequestro sia avvenuto in pieno centro, senza che gli indagati mostrassero timore di essere immortalati dai sistemi di videosorveglianza.

Il contesto criminale in cui è maturata la vicenda è stato ricondotto al clan Giugliano di Poggiomarino. In particolare, Gaetano Miranda, uno dei fermati, risulta avere legami accertati con tale clan: il 27 agosto 2020, durante un controllo, venne trovato in compagnia del figlio del boss e, in precedenza, con un altro presunto affiliato.

La Competenza Territoriale e il Trasferimento degli Atti

Il Tribunale di Nola, attraverso la giudice Giusi Piscitelli, ha svolto la fase preliminare di valutazione delle misure cautelari. Tuttavia, data la natura e la complessità del caso, l'autorità giudiziaria ha dichiarato la propria incompetenza territoriale. Questa procedura è prevista dalla normativa italiana per i procedimenti penali che, pur avviati in un determinato foro, rivelano connessioni con contesti criminali organizzati o richiedono una giurisdizione più ampia.

Di conseguenza, gli atti sono stati trasmessi a Napoli, sede giudiziaria più appropriata per la prosecuzione delle indagini, pur mantenendo ferme le misure cautelari disposte a Nola per i quattro indagati.