Le indagini sull'attentato dinamitardo che ha coinvolto il giornalista Sigfrido Ranucci hanno registrato un importante sviluppo con l'analisi del materiale sequestrato a Valter Lavitola. L'imprenditore è ritenuto il mandante dell'azione avvenuta nell'ottobre scorso a Pomezia, in provincia di Roma, un evento che, pur non avendo causato vittime, ha destato grande allarme.

Durante le perquisizioni, gli inquirenti hanno acquisito sette manoscritti e appunti riconducibili a Lavitola, oltre a tre telefoni cellulari e due pen drive che erano nella sua disponibilità.

Al momento, non è prevista una nuova convocazione per Sigfrido Ranucci in qualità di testimone, secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta.

Dettagli dell'inchiesta e le accuse

Le accuse puntano su Valter Lavitola, ex direttore de L’Avanti!, come il presunto mandante della bomba piazzata sotto l’auto del conduttore di Report. La ricostruzione degli investigatori, condotta dai carabinieri del reparto operativo di Roma e del nucleo operativo di Frascati, suggerisce che Lavitola avrebbe incaricato Clesio Tavares, storico dipendente del suo ristorante a Roma, di trovare individui capaci di procurarsi esplosivo e di posizionarlo davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia. Lavitola avrebbe anche partecipato a un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci nel settembre 2025, un mese prima dell’esplosione.

Le imputazioni a carico di Lavitola e degli altri indagati sono gravi e includono strage, concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Queste accuse sono aggravate dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Tuttavia, il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa per gli arrestati, motivando che la quantità di esplosivo e la posizione dell’ordigno indicavano un'azione di intimidazione piuttosto che un attentato finalizzato all'omicidio. Lavitola è atteso per essere interrogato dai magistrati della Dda di Roma.

I protagonisti e le loro dichiarazioni

Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, è descritto come un uomo di fiducia di Lavitola e risulta attualmente in Camerun.

Alcuni residenti lo identificano come il "braccio destro" dell'imprenditore. D'altra parte, i dipendenti del ristorante Cefalù, locale spesso frequentato anche da Ranucci e in passato riconducibile a Lavitola, dichiarano di non conoscerlo. Essi precisano inoltre che Lavitola non sarebbe più proprietario del locale da circa due anni, pur continuando a frequentarlo assiduamente.

Sigfrido Ranucci ha espresso profonda sorpresa per il coinvolgimento di Lavitola, commentando: "È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento". Il giornalista ha ribadito la sua piena fiducia nell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma e nel lavoro dei carabinieri investigativi, definendolo "molto rigoroso, anche eticamente".