Lucia Salemme, cinquantanove anni, sarà processata a settembre 2026 per l'omicidio del marito Ciro Rapuano, avvenuto la notte del 4 settembre 2025 nella loro abitazione nel quartiere Forcella di Napoli. Accusata di aver inferto 189 coltellate all'uomo mentre dormiva, è imputata per omicidio volontario aggravato da premeditazione e crudeltà. Il dibattimento si terrà il 10 settembre 2026 davanti alla terza Corte di Assise di Napoli.
Le indagini hanno rivelato un contesto familiare complesso. Lucia Salemme avrebbe agito dopo essere stata minacciata di morte dal marito, descritto come violento e aggressivo, poche ore prima del delitto.
Le minacce, secondo quanto emerso, erano state rivolte anche alla figlia e alla nipotina, entrambe conviventi. Gli inquirenti hanno inoltre scoperto che Ciro Rapuano sospettava la moglie della scomparsa di circa quindicimila euro custodita in casa. Lucia Salemme, vittima di maltrattamenti da anni, non aveva mai sporto denuncia per timore delle reazioni del coniuge.
I dettagli dell'omicidio e le prove raccolte
Un elemento cruciale dell'inchiesta è rappresentato dalle immagini di una telecamera domestica. Nei primi venticinque minuti del 4 settembre 2025, il filmato mostra Ciro Rapuano tentare di strangolare una donna, identificata come Lucia Salemme, pronunciando: “Vuoi vedere come si muore subito?”.
Alle 2:18, una figura femminile stacca la corrente alla telecamera, che riprenderà solo alle 4:35, quando la Polizia era già intervenuta, allertata da Lucia Salemme, che aveva chiamato il 113 confessando l'omicidio e sostenendo di aver reagito a un'aggressione.
L'autopsia sul corpo di Ciro Rapuano ha rivelato 189 coltellate, quattordici delle quali inferte quando la vittima era già deceduta per dissanguamento. I primi fendenti, sferrati con la punta del coltello, si sono rivelati mortali, raggiungendo collo, polmone, milza e rene. Le successive, inflitte solo con la lama, hanno causato ferite più superficiali. La figlia della coppia è stata la prima a scoprire la scena, trovando la madre che continuava a colpire il marito esanime.
Durante l'azione omicida, Lucia Salemme si è ferita, richiedendo cure mediche. Altri parenti hanno confermato i ripetuti litigi e le accuse di furto di denaro rivolte a Lucia.
Contesto familiare e le incongruenze della difesa
La coppia viveva in condizioni economiche agiate, in una casa di proprietà, e Ciro Rapuano possedeva diversi parcheggi nel centro di Napoli, fonte di reddito consistente. La dinamica dell'omicidio ha sollevato diversi interrogativi: le ferite riportate da Rapuano erano quasi tutte posteriori, con una decisiva al collo. Questo dettaglio ha spinto Procura e Squadra Mobile a indagare sulla capacità della vittima di difendersi durante l'attacco, o se fosse già inerme. Anche le lesioni subite da Lucia Salemme, tra cui un braccio e alcune dita tagliate, saranno esaminate per stabilire se compatibili con una ferita da legittima difesa.
Lucia Salemme ha dichiarato davanti al giudice per le indagini preliminari di essersi difesa da una presunta aggressione del marito. Tuttavia, la posizione delle ferite di Rapuano e altri elementi raccolti hanno evidenziato parecchie incongruenze rispetto alla versione fornita dalla donna. Il processo dovrà fare piena luce sulla tragica dinamica dei fatti e accertare le responsabilità.