A Milano, il 29 luglio 2026, gli attivisti del movimento Ultima Generazione hanno messo in scena una protesta simbolica in Piazza della Scala, proprio di fronte a Palazzo Marino. L'iniziativa ha visto i manifestanti sdraiarsi in costume su teli e asciugamani, simulando una "spiaggia urbana" per denunciare il caldo estremo che sta flagellando l’Italia e l’Europa.
L'azione è stata accompagnata dall'esposizione di cartelli e striscioni che riportavano dati allarmanti sull'emergenza climatica. Tra questi, la segnalazione che giugno è stato il mese più caldo mai registrato in Europa, con un incremento di 1,78 °C rispetto alla media storica.
In Italia, la situazione è critica con 19 città contrassegnate dal bollino rosso e un record di 23 giorni consecutivi di allerta caldo. Un cartello ha provocatoriamente interrogato: “chi sono davvero gli ‘eco‑terroristi’ se non i politici che cementificano ogni metro di verde in città?”.
Le voci della protesta contro l'emergenza climatica
Durante la manifestazione, Sara, 32 anni, ha espresso con veemenza la sua preoccupazione: “Non chiamatela semplicemente emergenza. È il conto che arriva. Sono migliaia le morti da caldo certificate quest’anno. E queste morti hanno responsabilità politica ben precise: Comuni che cementificano, governi che investono in carbone e petrolio, banche che finanziano tutto questo.
Cosa deve ancora succedere prima che ci rendiamo conto della gravità della situazione?”. Le sue parole hanno sottolineato la necessità impellente di un cambiamento radicale nelle politiche ambientali e urbanistiche per contrastare efficacemente le ondate di calore.
Caldo record: la difficile situazione delle scuole milanesi
La morsa del caldo record ha avuto pesanti ripercussioni anche sulle strutture educative pubbliche di Milano. Nei primi giorni di luglio 2026, le aule di asili e scuole dell’infanzia hanno registrato temperature superiori ai 36 gradi, rendendo le condizioni insostenibili per insegnanti e alunni. Si sono verificati anche casi di colpi di calore tra i bambini.
A fronte di questa situazione critica, la Uilfp Milano ha proclamato lo stato di agitazione per oltre 300 tra educatrici, educatori e personale amministrativo.
Il sindacato ha evidenziato come questa emergenza non sia nuova, ripetendosi ogni anno, e che almeno l’80% delle scuole e dei nidi cittadini si trovi in condizioni analoghe per la mancanza di condizionatori d'aria e interventi strutturali. La risposta del Comune, che ha fornito alcuni condizionatori portatili, è stata giudicata "inadeguata", causando persino blackout a causa di una rete elettrica non idonea a sostenere il carico.
L'assemblea dei lavoratori ha approvato all'unanimità una piattaforma di richieste urgenti, tra cui la rimodulazione immediata dell’orario dei servizi educativi al superamento dei 28°C, interventi per garantire reali condizioni di sicurezza e l'introduzione di parametri e procedure chiare per la gestione delle emergenze climatiche future.
Il sindacato ha sollecitato l'amministrazione per interventi sistemici, definendo gli eventi attuali come "prevedibili". Nonostante i solleciti, non ci sono state interlocuzioni dal Comune. La Uilfp si è rivolta anche al Prefetto di Milano per un tentativo di conciliazione e non esclude lo sciopero. Un presidio delle famiglie è previsto per domattina, venerdì 3 luglio, davanti a Palazzo Marino, per chiedere un protocollo ad hoc per la tutela di studenti ed educatori. "Altre città hanno già fatto questo tipo di ragionamento senza grosse difficoltà, il Comune deve intervenire" ha concluso il segretario generale.