La Procura dipartimentale di Santa Cruz, in Bolivia, ha emesso un ordine di arresto nei confronti dell’ex presidente Evo Morales. Le accuse principali sono di terrorismo, rivolta armata e altri reati, scaturite da una denuncia del Comitato Pro‑Santa Cruz, alla quale si è unito il ministero del Governo boliviano. Questo provvedimento giunge dopo 53 giorni di blocchi stradali che hanno gravemente paralizzato il Paese e causato estesi disagi.
Morales è specificamente indagato per sei ipotesi di reato, che includono attentato alla sicurezza dello Stato e dei trasporti, associazione a delinquere e istigazione pubblica a delinquere.
L’ex presidente ha fermamente respinto tutte le accuse, etichettando l’iniziativa come una persecuzione politica. Ha inoltre sostenuto che il governo intenda distogliere l’attenzione dalla grave crisi economica e sociale che affligge il Paese. Attraverso i suoi canali social, Morales ha dichiarato: “Non ci intimidiranno”, ribadendo l’intenzione di proseguire la sua lotta politica.
Le proteste e il bilancio delle vittime
Le manifestazioni che hanno scosso la Bolivia, sostenute attivamente da settori contadini, dalla Centrale operaia boliviana (COB) e da diverse organizzazioni vicine a Morales, hanno avuto un costo umano significativo. Secondo i dati forniti dal Difensore civico e da varie organizzazioni sociali, si contano almeno 22 morti e 88 feriti.
I blocchi e le mobilitazioni sono stati innescati dalla revoca di una legge relativa alle terre, evolvendo poi in richieste esplicite di dimissioni del presidente Rodrigo Paz. Queste proteste hanno portato alla creazione di oltre 100 punti di blocco in tutto il territorio nazionale.
Questo non è il primo provvedimento restrittivo per Evo Morales. Si tratta infatti del secondo ordine di arresto emesso a suo carico. Il precedente è collegato a un’inchiesta avviata a Tarija per presunta tratta aggravata di persone, derivante da una relazione con una minorenne avvenuta durante il suo mandato presidenziale. Il presidente del Tribunale supremo di giustizia, Rómer Saucedo, ha chiarito che tutti gli ordini di arresto devono essere eseguiti e che la responsabilità dell’esecuzione spetta alle forze di polizia.
Dettagli dell’indagine e i co-indagati
L’inchiesta avviata dalla Procura di Santa Cruz non riguarda solo l’ex presidente Morales. Sono coinvolti anche Mario Argollo Mamani, dirigente della Centrale operaia boliviana, e Vicente Salazar. Le accuse a loro carico, analogamente a quelle mosse contro Morales, includono alzamiento armado (rivolta armata), terrorismo, attentati contro la sicurezza dei trasporti e associazione delittuosa. Il caso è stato formalmente registrato con il codice CUD 701102012605026 e la firma della fiscal Karina Lijerón Suárez. La base di queste accuse è una denuncia presentata dai rappresentanti del Comitato pro Santa Cruz.
Le prolungate proteste che hanno condotto all’apertura di questa indagine hanno generato una serie di gravi conseguenze per il Paese.
Tra queste si annoverano conflitti sociali diffusi, numerosi decessi, significative carenze di beni essenziali e interruzioni critiche nel trasporto pubblico. Queste mobilitazioni, inizialmente scaturite dalla revoca di una legge sulle terre, hanno visto una progressiva adesione e amplificazione da parte di numerose organizzazioni sociali e sindacali, evidenziando una profonda insoddisfazione nel tessuto sociale boliviano.