Cinque ciclisti sono rientrati a Trieste dopo aver percorso 600 chilometri lungo la rotta balcanica, un tragitto che dal 10 al 19 agosto 2026 ha ripercorso parte della via attraversata da migliaia di migranti diretti verso l’Italia e l’Europa. L'iniziativa è partita e si è conclusa nel capoluogo giuliano, toccando come prima tappa Tuzla, in Bosnia.

Il progetto Di Re(mi)gratia: il dramma dei migranti

Il progetto Di Re(mi)gratia ha avuto l'obiettivo di documentare il dramma di chi tenta di raggiungere l'Unione Europea. Durante i dieci giorni di viaggio, i partecipanti hanno incontrato associazioni e raccolto testimonianze, bisogni e difficoltà del percorso.

Fabio Dal Pan, uno dei ciclisti, ha spiegato la scelta del tracciato: “Abbiamo scelto la stessa strada che tanti compiono per cercare di arrivare in Italia e in Europa”, per immergersi nella realtà vissuta dai migranti.

Il resoconto del gruppo ha evidenziato il legame tra l'esperienza e gli incontri. Dal Pan ha richiamato l'attenzione su discriminazione, odio e disumanizzazione dei migranti, stabilendo un parallelo con la memoria della guerra nei Balcani. È emersa la differenza nel significato della frontiera: per alcuni un confine attraversabile con libertà di movimento, per altri respingimenti, violenze, mesi di attesa e tentativi ripetuti.

Percorso e piani futuri

Il viaggio, durato dieci giorni, ha avuto come punti di partenza e arrivo Trieste.

La prima tappa è stata Tuzla, in Bosnia, da cui l'itinerario si è snodato lungo la rotta balcanica, coprendo circa 600 chilometri in bicicletta. L'esperienza si è conclusa il 19 agosto con il rientro a Trieste.

Guardando al futuro, Fabio Dal Pan ha annunciato l'intenzione di replicare l'iniziativa l'anno successivo. Il progetto prevede di percorrere la stessa strada in una carovana, portando aiuti concreti. Ciò rafforza l'impegno del gruppo sul dramma dei migranti e sulla complessa realtà delle frontiere.