I genitori di Ciro Pettirosso, detenuto affetto da diabete mellito di tipo 1, attendono risposte da oltre un anno e mezzo sulla morte del figlio. Ciro è deceduto il 7 febbraio 2025, a 36 anni, nel carcere di Bellizzi Irpino. Il decesso ha sollevato interrogativi urgenti su gestione sanitaria e circostanze. L'autopsia ha indicato un'insufficienza cardio-respiratoria acuta, dovuta a scompenso glico-metabolico acuto con ipoglicemia severa, in un soggetto cronicamente scompensato. Ciò ha generato critiche sull'adeguatezza della gestione della patologia diabetica in carcere.

Le richieste della famiglia e le criticità evidenziate

La famiglia di Ciro Pettirosso, tramite gli avvocati Amedeo Di Pietro e Vittorio Guadalupi, ha chiesto alla Procura di Avellino di verificare l'adeguata gestione della terapia diabetica durante la detenzione. Tra le contestazioni, la difficoltà di reperimento degli aghi per l'insulina, essenziali per il diabete di tipo 1. Sebbene non vietati, l'iter era complesso. È stata inoltre riscontrata la presenza di THC nel corpo di Ciro. I familiari esigono chiarimenti su come la marijuana sia potuta entrare in carcere, mettendo in discussione i protocolli di sicurezza.

Iniziative istituzionali e precedenti simili

Il caso è giunto in Parlamento, dove il ministro Nordio ha risposto a un'interrogazione nel giugno 2025, riferendo che le cause del decesso erano ancora in corso di accertamento.

La situazione di Ciro si inserisce in un contesto più ampio sulla gestione della salute dei detenuti. Precedenti includono la condanna dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per la morte di Antonio Raddi nel carcere di Torino. La Corte riconobbe una violazione del diritto alla vita e trattamenti inumani, ribadendo la responsabilità dello Stato nella tutela della salute dei detenuti.

Il contesto della gestione sanitaria in carcere

La vicenda di Ciro Pettirosso evidenzia un tema cruciale: la gestione delle patologie croniche nelle strutture penitenziarie. La richiesta della famiglia di trasparenza e verifiche sulle cure ricevute riflette la necessità di assicurare accesso a terapie adeguate e dispositivi medici essenziali. La presenza di sostanze illecite come il THC nel corpo del detenuto solleva interrogativi sui sistemi di controllo e sicurezza nelle carceri, indicando aree di miglioramento.