La Corte d'Appello di Bologna ha confermato la confisca di beni per un valore di 37,2 milioni di euro a carico dell'imprenditrice emiliana Patrizia Gianferrari, 69 anni, originaria del modenese. Il provvedimento, che era stato disposto in primo grado dal Tribunale nel novembre 2025, include anche l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni. Questa decisione segue un sequestro già eseguito nel luglio 2025 e una confisca di primo grado avvenuta in febbraio.
Tra i beni sottoposti a vincolo figurano società attive nel commercio di materie plastiche e ferrose, diverse società immobiliari, complessi residenziali, denaro contante, orologi di lusso e autovetture.
Gli investigatori hanno ritenuto tali beni sproporzionati rispetto alle fonti di reddito ufficiali di Gianferrari. Le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Emilia e condotte dal GICO del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, hanno rivelato l'esistenza di una fitta rete di aziende intestate a prestanome ma di fatto gestite dall'imprenditrice e dai suoi due figli. Queste entità venivano utilizzate per ottenere finanziamenti bancari, anche garantiti dallo Stato, le cui disponibilità liquide erano poi sistematicamente distratte per finalità strettamente personali e familiari.
Il patrimonio confiscato e le indagini precedenti
L'elenco dei beni confiscati comprende l'intero capitale sociale e il compendio aziendale di numerose società, tra cui Sc company srl di Milano, Mercurio sistemi e servizi srl di Sassuolo, Immobiliare San Marco di Castellarano, Kf srl di Milano, Immobiliare Fenice srl di Sassuolo, Immobiliare Le Corti di Ferrara, Alpha srl di Carpi, Ea energia srl di Milano, Pcg srl di Milano, Al.ba srl di Milano, Ri.an di Milano e Inline srl di Milano.
Sono stati inoltre confiscati una villa con piscina situata a Castellarano, somme di denaro su diversi conti correnti e il contenuto di quattro cassette di sicurezza dislocate tra Milano, Riccione e Castellarano. È stato invece revocato il sequestro di due immobili a Castellarano, intestati rispettivamente al figlio Marco Camon e a Kf srl.
Il provvedimento di confisca si inserisce in un contesto di indagini che hanno ricostruito oltre trentacinque anni di attività illecite attribuite a Gianferrari. Dal 1990, l'imprenditrice ha accumulato condanne per assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta, truffa ed evasione. Tra gli episodi più significativi figurano falsità in testamento e una truffa ai danni di un antiquario modenese nel 1999, al quale acquistò cinque quadri pagandoli con assegni falsi.
Nel 2021, Gianferrari è stata condannata a quattro anni in Appello per associazione a delinquere in un processo su una maxi frode dell'acciaio. I giudici hanno rilevato che, “nonostante le sanzioni penali, gode di un tenore di vita sproporzionato al reddito”, avendo fissato la residenza in un rinomato golf club in provincia di Como.
Il quadro normativo e i precedenti illeciti
Le misure di prevenzione patrimoniali applicate a Gianferrari sono previste dal Codice Antimafia, che consente il sequestro e la confisca di beni ritenuti frutto o strumento di attività illecite, anche in assenza di una condanna definitiva. La società Mercurio sistemi e servizi srl era già stata coinvolta nell'indagine “Linee pulite” dei carabinieri di Napoli, con Gianferrari indagata per truffa aggravata dal metodo mafioso.
L'Immobiliare San Marco di Castellarano era emersa in un'indagine del 1998 su traffici illeciti nel settore delle carni, servendo ad acquistare immobili che fungevano da base per tali attività.
La decisione della Corte d'Appello di Bologna conferma, dunque, la confisca di un ingente patrimonio che gli inquirenti ritengono accumulato attraverso una gestione occulta di società e il ricorso sistematico a prestanome, con il chiaro obiettivo di sottrarre i beni a eventuali aggressioni giudiziarie. Per Patrizia Gianferrari è stata inoltre disposta la sorveglianza speciale per quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, a riprova della sua pericolosità sociale.