L'arresto di Walter Lavitola, ex faccendiere, ha confermato la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, noto conduttore e autore della trasmissione Report. L'avvocato del giornalista, Roberto De Vita, ha sottolineato come sia ora fondamentale comprendere il movente e il contesto in cui l'episodio è maturato, evidenziando la necessità di fare piena luce su quanto accaduto.

Lavitola nega ogni coinvolgimento nell'attentato

Lavitola, accusato di essere il presunto mandante dell'attentato avvenuto il 16 ottobre, si è presentato in procura a Roma per l'interrogatorio.

Durante l'incontro con i pubblici ministeri, ha scelto di non rispondere alle domande, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee per ribadire la sua estraneità ai fatti. "Non ho nulla a che fare con l’attentato a Ranucci. Non so chi possa essere stato, né perché", ha affermato con decisione. L'ex faccendiere ha inoltre insistito sulla natura del suo rapporto con Ranucci, definendolo un legame "strettissimo" e "fraterno", a suo dire incompatibile con qualsiasi movente che possa aver condotto all'azione criminale.

Le accuse e le indagini sul presunto mandante

L'inchiesta ipotizza che Lavitola abbia incaricato Gomes Celesio Tavares, suo uomo di fiducia, di reclutare un commando di pregiudicati irpini.

L'attentato, avvenuto a Campo Ascolano, ha visto una bomba distruggere le due automobili della famiglia Ranucci, collocate sotto l'abitazione del giornalista. Per questa azione, sono già finiti in carcere Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello, mentre Marika De Filippis è agli arresti domiciliari e Luca Amato risulta indagato. Lavitola è iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di "strage aggravata dal metodo mafioso", un capo d'imputazione che sottolinea la gravità delle contestazioni a suo carico.

Il caso Tavares e le prove raccolte dagli inquirenti

Gomes Celesio Tavares, 47 anni, originario del Camerun, impiegato nel ristorante di Lavitola e di fatto suo bodyguard, secondo le forze dell'ordine si sarebbe rifugiato nel suo Paese d’origine dopo l’attentato.

Lavitola, tuttavia, ha fornito una versione differente, dichiarando: "Non è scappato. L’ho mandato io in Camerun". Ha spiegato che Tavares si troverebbe in Africa per seguire un progetto sui carbon credits, un'attività per la quale, a suo dire, viaggia spesso. Nonostante le negazioni e le giustificazioni fornite da Lavitola, il fascicolo dell'inchiesta contiene elementi probatori ritenuti rilevanti dagli inquirenti, tra cui conversazioni intercettate, l'utilizzo dell’automobile della moglie di Tavares – messa a disposizione degli attentatori – e dati relativi alle celle telefoniche. La domanda centrale che emerge dalle indagini rimane: perché ordinare un attentato contro un amico?

La difesa di Ranucci e la denuncia di delegittimazione

L'avvocato Roberto De Vita ha ribadito con fermezza la posizione di Sigfrido Ranucci come vittima dell'attentato. Il legale ha espresso preoccupazione per alcune ricostruzioni che, a suo giudizio, tenderebbero a strumentalizzare l'accaduto. "Mentre per l'Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti", ha dichiarato De Vita, denunciando una "strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta". Ha definito "assurde" tali interpretazioni, sostenendo che potrebbero essere strumentali a una "delegittimazione umana e professionale" di Ranucci e della sua trasmissione, considerata un "presidio di libera informazione e democrazia".