Una nuova aggressione ha scosso il carcere di Parma, dove un agente della polizia penitenziaria è stato violentemente colpito. L'episodio, denunciato dal sindacato Sappe, è avvenuto ieri pomeriggio: un detenuto di origine magrebina, dopo aver chiamato l'agente per un problema, gli ha sferrato un pugno al volto senza apparente motivo. Il poliziotto è stato trasportato al pronto soccorso, ricevendo cure e una prognosi di cinque giorni.
Errico Maiorisi, vice segretario regionale del Sappe, ha evidenziato come si registrino ancora una volta aggressioni da detenuti con problemi psichiatrici, che "non dovrebbero essere in carcere, ma curati altrove".
La situazione a Parma è critica: il carcere ha raggiunto il record di sovraffollamento in Emilia Romagna, ospitando circa 800 detenuti contro i 560 posti previsti. L'apertura di un nuovo padiglione post-2020, con quattro reparti e oltre 200 detenuti aggiuntivi, non ha visto un adeguato incremento di personale né una modifica della pianta organica.
Appello per l'emergenza penitenziaria
Di fronte a questa escalation, il Sappe ha sollecitato il Governo a dichiarare lo stato di emergenza penitenziaria. Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Campobasso, segretario nazionale, hanno ribadito l'urgenza di "procedere con norme straordinarie per la risoluzione dei problemi del carcere".
Il sindacato ha inoltre richiesto un incremento di almeno 80 unità nella pianta organica del carcere di Parma.
Aggressioni e richieste nazionali
Le aggressioni non si limitano a Parma. Il 14 giugno 2026, al tribunale di Torino, un detenuto gambiano ha aggredito violentemente gli agenti della polizia penitenziaria dopo il rinvio di un’udienza. Un sovrintendente ha riportato una lacerazione alla coscia con dieci giorni di prognosi, mentre altri agenti hanno subito lesioni e contusioni. Anche in questa circostanza, il Sappe ha reiterato la richiesta di maggiori strumenti di tutela per il personale, inclusi lo spray al peperoncino, investimenti adeguati, organici rafforzati e una diversa considerazione istituzionale per il Corpo di Polizia Penitenziaria.