Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici si appresta a esprimere il proprio parere definitivo sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La riunione conclusiva, attesa per giovedì 6 agosto, potrebbe culminare in un giudizio "favorevole con tante prescrizioni", una formula che l'associazione siciliana Invece del Ponte ha già definito potenzialmente ingannevole. L'associazione sottolinea come un'approvazione condizionata da requisiti fondamentali non ancora risolti rischierebbe di svuotare di significato la reale fattibilità dell'opera, sollevando seri dubbi sulla sua concretizzazione.

Le principali criticità strutturali e operative

Tra le obiezioni più rilevanti, l'associazione ha evidenziato la presenza di una faglia "certa" e "attiva" sotto il pilone previsto sul lato calabrese, un dettaglio riportato anche nelle cartografie ufficiali del progetto. Le linee guida governative sono chiare nel vietare la costruzione di una torre di circa 500.000 tonnellate su una faglia attiva, una condizione ufficialmente riconosciuta anche dall'Ispra. La vicinanza di una tale struttura a una faglia attiva rende la sua realizzazione irrealizzabile a quella distanza, secondo le analisi.

Un altro nodo cruciale riguarda l'altezza del ponte a pieno carico, il cosiddetto "franco navigabile". Sebbene il progetto indichi 65 metri, questa misura è stata calcolata ipotizzando condizioni ideali: traffico stradale rarefatto (solo il 17% della portata), passaggio di "semitreni", temperature esterne di 20°C (ben al di sotto delle massime estive che superano i 40°C), assenza di vento e mare calmo.

L'applicazione di standard tecnici ordinari comporterebbe una riduzione di diversi metri dell'altezza effettiva. Questa discrepanza solleva il rischio che il passaggio di navi più alte del ponte "carico" possa bloccare il transito ferroviario, rendendo l'infrastruttura non conforme alle linee guida che ne prevedono l'agibilità continua, 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

Infine, è stata segnalata una notevole differenza nel valore di smorzamento strutturale, ovvero la capacità del ponte di dissipare le vibrazioni causate da vento, traffico e terremoti. Il progetto adotta un valore dello 0,5%, mentre le norme di progettazione prevedono coefficienti significativamente inferiori: 0,24% e, per le "strutture in funi" (categoria in cui rientra essenzialmente il ponte), addirittura lo 0,1%.

Ciò significa che il valore adottato è tra il doppio e il quintuplo delle previsioni normative tecniche.

Il perimetro del parere e le obiezioni dei comitati

Il raggio d'azione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per l'espressione del parere è stato circoscritto. Come emerso da una recente comunicazione al Comitato NoPonte Capo Peloro, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha richiesto al Consiglio di pronunciarsi solo su aspetti tecnici specifici, quali il ponte sospeso, il viadotto Pantano e le opere di interfaccia ferroviaria e stradale con le reti esistenti o in progettazione. Tale limitazione, secondo il Comitato, conferma quanto previsto dal contestato decreto-legge n.

32/2026, lo stesso provvedimento che aveva tentato di restringere anche i controlli della Corte dei Conti.

Nonostante queste restrizioni, il Comitato NoPonte ha ribadito che non sarà possibile ignorare le numerose criticità irrisolte che, a loro avviso, pregiudicano la realizzazione dell'opera. Tra queste, spiccano la sicurezza e la tenuta dei cavi del ponte, la persistente presenza di faglie attive in prossimità del pilastro sul versante calabrese e il parere ambientale negativo. Ulteriori preoccupazioni riguardano gli effetti del vento, delle variazioni di temperatura e dei carichi mobili sulla stabilità dell'impalcato, oltre alle mancanze progettuali sulla microzonizzazione sismica e sullo studio di fattibilità del collegamento ferroviario. A sostegno delle proprie osservazioni, il Comitato ha allegato studi e documenti tecnici firmati da esperti di rilievo nazionale e internazionale.