I primi esiti dell'autopsia sul corpo di Tania Terrin, la donna di 39 anni tragicamente scomparsa a Ferragosto nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, hanno confermato le ipotesi iniziali: la vittima è stata strangolata. L'esame, condotto dal professor Claudio Terranova dell'Università di Padova su incarico della procura di Venezia, ha rivelato inequivocabilmente la rottura dell'osso ioide del collo, un dettaglio cruciale che si allinea perfettamente con la dinamica violenta ipotizzata dagli inquirenti. Sul collo della donna sono stati inoltre riscontrati diversi segni ed escoriazioni, ulteriori indizi della brutale aggressione subita.
Le conclusioni preliminari e il tragico epilogo
Il medico legale avrà trenta giorni per depositare la relazione completa sull'autopsia, ma le prime risultanze indicano chiaramente lo strangolamento come causa della morte. Il delitto si è consumato la sera di Ferragosto, un giorno di festa trasformato in tragedia. Le indagini hanno rapidamente indirizzato i sospetti verso Dino Keber, l'ex fidanzato della vittima, di 43 anni. L'uomo, ritenuto l'autore dell'omicidio, si è successivamente tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione a Dolo, anch'essa nel Veneziano, chiudendo così in modo drammatico un cerchio di violenza.
Una scia di violenze e denunce inascoltate
Il profilo di Dino Keber emerge da una lunga e preoccupante storia di violenze.
Tra il 2002 e il 2024, ben quattro donne diverse avevano presentato denunce contro di lui per maltrattamenti. Un quadro allarmante che, in alcuni casi, ha visto il ritiro delle querele, portando all'archiviazione dei fascicoli e, di fatto, all'impunità per l'aggressore. Questa catena di episodi non puniti ha permesso un'escalation di comportamenti violenti che è culminata nel femminicidio di Tania Terrin.
L'ultimo allarme di Tania Terrin e l'intervento di Nordio
La stessa Tania Terrin aveva denunciato Keber il 22 aprile 2026 per un episodio di tentato soffocamento. Nonostante la gravità della segnalazione, che aveva portato all'attivazione di una vigilanza e all'emissione di un provvedimento di ammonimento per un «allarmante crescendo di violenza», l'escalation non si è fermata.
Le misure preventive non sono riuscite a fermare la furia omicida, culminata nel tragico evento di Ferragosto. Tra i fascicoli archiviati relativi a Keber figura anche uno seguito dall'allora pubblico ministero di Venezia, Carlo Nordio, oggi Ministro della Giustizia. Il Ministro ha disposto l'invio di ispettori nella sua ex procura per verificare eventuali sottovalutazioni del rischio e accertare se vi siano state responsabilità o mancanze nella gestione dei precedenti allarmi.