A Venezia, il movimento “Tutta la città insieme” ha annunciato il lancio di una proposta per un referendum comunale sugli affitti brevi. L’iniziativa, resa nota il 16 agosto 2026 dal presidente dell’associazione Giovanni Andrea Martini, mira a coinvolgere direttamente la cittadinanza su un tema cruciale per il futuro della città lagunare. Nei prossimi giorni, come primo passo previsto dalla disciplina comunale per i referendum di iniziativa popolare, verrà costituito un comitato promotore composto da cento cittadine e cittadini.

Una volta ottenuta l’ammissibilità del quesito referendario e formalizzato il comitato, si darà il via alla raccolta delle cinquemila firme autenticate, indispensabili per richiedere ufficialmente la consultazione.

La presentazione pubblica del comitato e dell’intera iniziativa è in programma durante i prestigiosi giorni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Martini ha tenuto a precisare che la campagna non intende creare divisioni tra residenti e visitatori, né mettere in discussione il legittimo diritto dei proprietari. La questione centrale, ha spiegato, è piuttosto: «quante case vogliamo che restino case?». L’allarme è legato al fatto che «se una parte crescente del patrimonio abitativo viene sottratta alla residenza stabile per essere destinata al mercato turistico, il problema non riguarda più soltanto i singoli proprietari o gli operatori economici: riguarda il futuro della città».

Le motivazioni del referendum e il coinvolgimento cittadino

Il presidente Martini ha sottolineato come «per troppo tempo la discussione è stata lasciata agli operatori del settore, alle piattaforme e ai proprietari». L’obiettivo primario del movimento è «rimettere al centro chi a Venezia vive, studia, lavora e vuole continuare a vivere». Per questo, la scelta di portare la questione direttamente ai cittadini attraverso il referendum è vista come uno strumento democratico essenziale per la definizione delle future politiche abitative.

Il dibattito in Consiglio comunale e la moratoria bloccata

Il tema degli affitti brevi non è nuovo al dibattito pubblico veneziano. Già nel marzo 2026, una proposta di moratoria sugli affitti brevi, presentata dall’opposizione in Consiglio comunale, è stata bloccata prima ancora di essere discussa.

La proposta prevedeva un blocco temporaneo, della durata di due anni, delle nuove aperture di affittanze turistiche. Nonostante fosse sostenuta da dodici consiglieri e cinque gruppi consiliari, e mirasse a guadagnare tempo per la redazione di un regolamento partecipato, la discussione è stata impedita.

La maggioranza ha sollevato una questione pregiudiziale, adducendo motivi di supposta illegittimità, e ha rinviato il voto alla prossima consiliatura. Il consigliere Paolo Romor ha ipotizzato un «difetto dell’istruttoria» e sostenuto che la proposta «eccedeva all’ordinaria amministrazione». Questa mossa ha generato una vivace bagarre.

Marco Gasparinetti, primo firmatario, ha replicato con forza, ricordando che «gli uffici hanno lavorato nove mesi a quell’istruttoria» e che l’Avvocatura civica aveva confermato la validità della proposta.

Ha poi attaccato, affermando che «chi punta il dito contro l’istruttoria offende la segreteria comunale e gli uffici». Gasparinetti ha inoltre contestato l’idea che la moratoria eccedesse l’ordinaria amministrazione, sottolineando che il Consiglio era «nella pienezza dei nostri poteri».

Le reazioni politiche e la voce fuori dal coro

La consigliera Silvia Peruzzo Meggetto (Fratelli d’Italia) ha difeso la sospensiva, schierandosi dalla parte «di tutti i lavoratori» e sostenendo che la proposta della minoranza avrebbe «bloccato la città». Il voto ha confermato il rinvio con 18 favorevoli, scatenando la reazione dell’opposizione.

Gasparinetti ha accusato la consigliera Peruzzo Meggetto di «campagna elettorale».

Giuseppe Saccà (Pd) ha rincarato la dose, affermando che la maggioranza ha «preferito scappare davanti alle vostre responsabilità politiche», definendo il voto un «voto politico». Anche Giovanni Andrea Martini ha espresso il suo disappunto, definendo «una vergogna che la maggioranza non voglia affrontare un tema così importante per la città» e criticando l’«incapacità di dialogare».

Un momento di rottura è stato segnato dalla consigliera Giorgia Pea, che si è smarcata dalla maggioranza, dichiarando: «Non c'era motivo di non discutere questa proposta, aveva tutti i pareri favorevoli, avrei voluto sapere perché non possiamo discuterla». Questa voce fuori dal coro ha raccolto il plauso della minoranza.

La discussione sugli affitti brevi, una delle questioni più sentite a Venezia, è stata così rinviata alla prossima amministrazione, lasciando il tema in sospeso e alimentando il dibattito sul suo impatto sul tessuto sociale ed economico della città.