La dirigente Eleonora Galli, dell’Istituto comprensivo di viale Lombardia a Cologno Monzese (hinterland milanese), evidenzia una chiara distinzione tra la presenza di studenti con famiglie di origine straniera e il numero di alunni appena arrivati in Italia nel suo istituto. La scuola, con oltre mille studenti tra infanzia, primaria e secondaria di primo grado, registra in alcune sezioni dell’infanzia fino al 50% di bambini di origine straniera. Tuttavia, gli alunni realmente interessati dal tetto del 30%, previsto per i neoarrivati dal decreto scuola, sono meno del 5% del totale.
Il dato si riferisce agli studenti definiti neoarrivati, ovvero coloro che non parlavano italiano e non avevano frequentato in precedenza scuole nel Paese. Per l'anno scolastico 2025-26, nella primaria, su circa 500 alunni, i neoarrivati erano il 3,8%. Alla secondaria di primo grado, su circa 270 studenti, la quota era del 4,4%.
La distinzione tra origine familiare e percorso scolastico
Galli sottolinea la confusione che spesso si crea tra studenti con cognomi non italiani e alunni effettivamente appena arrivati nel sistema scolastico italiano. "Si fa tanta confusione", spiega la dirigente, "perché molti bambini con cognome non italiano sono nati qui, alcuni hanno la cittadinanza italiana e molti sono scolarizzati in Italia e parlano perfettamente italiano".
In questo contesto, il limite del 30% non incide sull’Istituto comprensivo di Cologno Monzese, dato che le percentuali di studenti neoarrivati restano sotto il 5% nei gradi di istruzione indicati.
Per l'integrazione degli alunni neoarrivati, l’istituto si avvale di mediatori e facilitatori linguistici. Alla secondaria di primo grado è presente anche una cattedra di potenziamento. Galli evidenzia l'importanza dell’istruzione degli adulti: spesso i bambini sono alfabetizzati in italiano, ma i genitori non parlano la lingua. Per questo, Galli indica la necessità di rafforzare i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), descritti come già saturi.
Velo, burqa e niqab: la realtà della scuola
Riguardo al dibattito su veli e coperture del viso, la dirigente Eleonora Galli afferma di non aver mai incontrato, in dodici anni nel suo istituto, un’alunna con burqa o niqab. Alla scuola media sono presenti alcune ragazze con il velo, ma con il viso completamente scoperto.