Nessuna ricerca legata a suicidi o a specifiche modalità è stata trovata nel telefono di Daniela Gaiani, 58 anni, deceduta il 5 settembre 2021 a Castello d’Argile (Bolognese). Giuseppe Ferraro, consulente informatico della Procura, lo ha riferito il 29 settembre 2026 nel processo per la sua morte. L'analisi del dispositivo è stata centrale nell'udienza.

Ferraro, forte della sua esperienza, ha precisato che nel cellulare di Gaiani non risultano tracce di ricerche su eventi suicidari o istruzioni per gesti autolesivi, come un nodo scorsoio. Ha concluso: «Nel cellulare di Gaiani non è venuto fuori nulla», aggiungendo: «In tutti i suicidi c'è sempre almeno un passaggio di questo tipo».

Il processo a Leonardo Magri

Il procedimento vede imputato Leonardo Magri, 64 anni, marito di Daniela Gaiani, accusato dell’omicidio della moglie. Magri, difeso dall’avvocato Ermanno Corso, è a piede libero e si è sempre dichiarato innocente. Sostiene di averla trovata impiccata al letto con una fettuccia, versione opposta all'accusa.

L’accusa contesta l’omicidio aggravato da relazione sentimentale e futili motivi. Secondo la ricostruzione, Magri avrebbe ucciso la moglie considerandola un ostacolo a una relazione con un’altra donna più giovane. La difesa nega l’accusa, sostenendo di aver rinvenuto la moglie già priva di vita.

Le parti civili

Nel processo si sono costituite parti civili: la sorella e il fratello di Daniela Gaiani (avvocati Alberto Bova e Daniele Nicolin), i genitori (avvocata Valentina Niccoli) e l’associazione La Caramella Buona onlus (avvocata Barbara Iannuccelli). La loro partecipazione si inserisce nel procedimento alla Corte d’Assise di Bologna, dove gli accertamenti informatici hanno avuto un ruolo.