La mattina del 30 settembre 2026, si è verificata una nuova evasione dal carcere di Venezia Santa Maria Maggiore, un episodio che ha visto protagonisti due detenuti. La fuga, sebbene rapidamente contenuta per uno dei due, ha riacceso i riflettori sulle criticità dell'istituto penitenziario veneziano. Uno dei fuggitivi è stato catturato quasi immediatamente nelle vicinanze della struttura, mentre il secondo è riuscito ad allontanarsi significativamente, venendo poi rintracciato e bloccato a Mestre. Le prime informazioni disponibili indicano che entrambi i detenuti coinvolti nell'evasione sono di nazionalità straniera.

Questo evento si aggiunge a un precedente episodio avvenuto nello stesso carcere, appena due settimane prima, il 17 settembre 2026, quando un altro detenuto, di nazionalità romena, era riuscito a scappare dal cortile passeggio scavalcando il muro di cinta dell'istituto.

Il Sappe, il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, ha prontamente collegato questa nuova evasione a modalità e problematiche già riscontrate in precedenza all'interno del medesimo carcere. Donato Capece, segretario generale del sindacato, ha descritto quanto accaduto a Venezia Santa Maria Maggiore come "l’ennesimo campanello d’allarme" su una situazione che, a suo dire, nelle carceri del Veneto ha raggiunto un livello di criticità che non può più essere ignorato dall'Amministrazione.

Il sindacato ha voluto sottolineare l'impegno e il servizio costante garantito quotidianamente dalla Polizia Penitenziaria, evidenziando la necessità impellente di non lasciare il personale di custodia e sorveglianza solo di fronte a emergenze che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti e complesse da gestire.

Le richieste del sindacato dopo la fuga

La gravità del nuovo episodio di evasione è stata ulteriormente evidenziata da Vona, segretario del Sappe Triveneto, che ha richiamato l'attenzione sui precedenti analoghi avvenuti nello stesso istituto. Per il rappresentante sindacale, non è accettabile che la sicurezza del carcere debba dipendere esclusivamente dalla capacità di reazione e dall'eroismo degli agenti di Polizia Penitenziaria.

In questo contesto, Donato Capece e Vona hanno congiuntamente richiesto all’Amministrazione Penitenziaria di avviare verifiche approfondite sulle modalità specifiche della fuga dei due detenuti, sull’eventuale presenza di criticità strutturali e organizzative che possano aver favorito l'accaduto, e sull’adozione di misure concrete e immediate per prevenire il ripetersi di episodi così gravi. La richiesta include, in particolare, una dettagliata ricostruzione del percorso seguito dai due evasi e un controllo rigoroso delle condizioni operative e di sicurezza del carcere veneziano.

La sequenza degli eventi che ha interessato il carcere di Santa Maria Maggiore in un lasso di tempo così breve è preoccupante: due evasioni in meno di due settimane.

Il primo episodio, il 17 settembre 2026, ha visto un detenuto fuggire dal cortile passeggio scavalcando il muro di cinta. Il secondo, il 30 settembre 2026, ha coinvolto due detenuti, con la cattura immediata del primo e il rintraccio del secondo a Mestre. I dati richiamati dal Sappe si concentrano specificamente sulle problematiche interne all'istituto veneziano, ponendo l'accento sulla sicurezza dell’area detentiva, sulla vulnerabilità del muro di cinta – già citato nel caso precedente – e sulla necessità di rivedere e rafforzare le procedure di sorveglianza, richiamate con forza dopo questo nuovo e allarmante episodio.