A Monastir, nella città metropolitana di Cagliari, la situazione dei centri di accoglienza per migranti si rivela particolarmente complessa. Attualmente, sono ospitati circa 700 migranti tra il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) e l'hotspot. Questo dato, fornito da ANIP-Italia Sicura, il sindacato di Polizia, evidenzia un numero di presenze nettamente superiore alla capienza nominale della struttura, fissata a 300 persone. Nonostante l'attuale rilevazione mostri un calo di quasi 100 unità rispetto all'ultima verifica effettuata dal sindacato dieci giorni prima, il problema del sovraffollamento persiste.
La questione centrale verte sulla difficile gestione contemporanea del CAS e dell'hotspot, due realtà con esigenze operative distinte ma coesistenti all'interno della medesima struttura. A seguito di un sopralluogo, il sindacato di Polizia ha rilevato profonde criticità sia sul piano organizzativo che su quello strutturale, mettendo in luce le sfide quotidiane affrontate dagli operatori e dagli ospiti.
La gravità della situazione è stata richiamata anche dalle autorità locali. La sindaca Paola Ugas, intervenuta a fine agosto, ha espresso forte preoccupazione per il sovraffollamento, dichiarando che tale condizione "non può essere una normalità". Flavio Tuzi, segretario generale nazionale di ANIP-Italia Sicura, ha visitato personalmente il centro.
La sua ispezione ha fatto seguito a un precedente sopralluogo di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali hanno annunciato la presentazione di un'interrogazione parlamentare in Senato per affrontare la situazione del centro di Monastir.
La situazione delle presenze tra CAS e Hotspot
Un'analisi dettagliata delle presenze ha rivelato che nel CAS erano ospitate circa 500 persone. Questo numero si è stabilizzato dopo il trasferimento di 100 migranti a Bologna nelle mattinate precedenti. Contemporaneamente, l'hotspot ha registrato un significativo afflusso di nuovi arrivi nella stessa giornata del sopralluogo, con circa 50 persone giunte al mattino e altre 100 nel corso della giornata, portando il totale a circa 150 presenze.
Il segretario Tuzi ha sottolineato con forza come "Numeri di questa portata richiedano un'organizzazione adeguata degli spazi, dei servizi e dei flussi, oltre a un numero di operatori di Polizia adeguato alle attività da svolgere", evidenziando la necessità di un approccio più strutturato e risorse umane proporzionate ai carichi di lavoro.
Tra le principali criticità individuate dal sindacato, spicca la promiscuità tra le persone già residenti nel CAS e i migranti appena arrivati e destinati alle procedure di identificazione e fotosegnalamento presso l'hotspot. Questa coesistenza forzata crea ulteriori complessità nella gestione degli spazi e dei protocolli. Un altro punto critico riguarda l'organizzazione degli ambienti dedicati alle attività di fotosegnalamento, considerata inadeguata rispetto ai costanti flussi di ingresso e alla complessità delle operazioni svolte all'interno del complesso.
Le richieste urgenti del sindacato
Di fronte a queste problematiche, ANIP-Italia Sicura ha avanzato richieste precise e urgenti. Il sindacato chiede, in particolare, il ripristino della vigilanza H24 agli ingressi della struttura. L'obiettivo è garantire una continuità del presidio e un controllo costante degli accessi, ritenuti fondamentali per la sicurezza e l'ordine interno. La stessa