Nel processo per l’omicidio di Alessandro Venier, che si sta svolgendo a Udine, sono emersi in aula riferimenti significativi al passato recente della vittima. Questo periodo è stato descritto come segnato da guai giudiziari e profonde tensioni familiari. Le testimonianze dei carabinieri hanno fornito una dettagliata ricostruzione del contesto che ha preceduto il delitto, evidenziando una situazione domestica già considerata problematica. Alessandro Venier, un trentacinquenne, sarebbe stato ucciso il 25 luglio 2025 all'interno della sua villetta situata a Gemona, in via dei Lotti.

Il suo corpo, fatto a pezzi, fu poi ritrovato sei giorni dopo, occultato in un bidone riempito con calce.

Le principali imputate per l'omicidio sono Mailyn Castro Monsalvo, che all'epoca dei fatti era la compagna della vittima, e Lorena Venier, madre di Alessandro. Durante l'udienza davanti alla Corte d’Assise di Udine, è stata disposta una nuova perizia psichiatrica per entrambe le donne. L'obiettivo di questo approfondimento è valutare con precisione la loro capacità di intendere e di volere nel momento in cui si sarebbero verificati i gravi eventi. Le due imputate devono rispondere, in concorso, delle accuse di omicidio volontario aggravato, nonché di occultamento e vilipendio di cadavere.

Il passato giudiziario di Alessandro Venier

Nel corso delle deposizioni rese in aula, è stato rivelato che Alessandro Venier era stato precedentemente arrestato a gennaio. L'arresto era avvenuto in relazione alla vendita, tramite la piattaforma eBay, di armi da guerra che erano state recuperate dal lago di Cavazzo. Dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari, Venier era stato sottoposto all'obbligo di firma, misura cautelare che si era protratta fino alla fine di maggio. Questo elemento cruciale è stato integrato nella ricostruzione del passato recente della vittima, affiancandosi alle tensioni familiari che erano già state richiamate dai militari sentiti come testimoni.

I carabinieri hanno inoltre fornito dettagli su una precedente segnalazione legata alla complessa situazione domestica.

A febbraio, a seguito di un gesto autolesionistico compiuto dalla compagna Mailyn Castro Monsalvo, diverse autorità erano state prontamente informate. Questa specifica vicenda è stata richiamata durante l'udienza per delineare il quadro familiare che ha preceduto l'omicidio, pur non alterando il nucleo centrale del processo, che rimane focalizzato sulla morte di Venier e sulle gravi accuse mosse nei confronti della madre e della compagna.

La nuova perizia psichiatrica per le imputate

La richiesta di una nuova perizia psichiatrica per Lorena Venier e Mailyn Castro Monsalvo era stata presentata e discussa tra le questioni preliminari affrontate all'inizio del processo. La Corte d'Assise ha accolto tale istanza, riconoscendo l'importanza fondamentale di approfondire la capacità di intendere e di volere delle imputate al momento esatto in cui i fatti contestati si sarebbero verificati.

Questo accertamento specialistico è considerato un elemento cruciale per il prosieguo del dibattimento, nel quale le due donne sono chiamate a rispondere delle pesanti accuse di omicidio volontario aggravato, occultamento e vilipendio di cadavere.