Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata ANCI alle pari opportunità, ha espresso una chiara e ferma posizione sul tema dei femminicidi, intervenendo il 7 settembre 2026 da Perugia. La sua riflessione giunge dopo la partecipazione alla toccante manifestazione tenutasi a Firenze in ricordo di Lorena Isceri, la donna tragicamente uccisa sul viadotto dell’A1 a Barberino di Mugello per mano dell’ex fidanzato Federico Vella. Ferdinandi ha richiamato l’attenzione sull’importanza cruciale del linguaggio utilizzato per narrare la violenza di genere, rifiutando categoricamente la lettura dei femminicidi come semplici episodi legati all’amore o a un eccesso di sentimento.

La sindaca ha invece definito questi atti come l’esito estremo di una relazione di potere, un contesto distorto in cui un uomo giunge a negare la libertà e persino l’esistenza stessa della donna, considerandola un oggetto di sua proprietà.

La riflessione della sindaca di Perugia prende le mosse proprio dal modo in cui questi omicidi vengono descritti nel dibattito pubblico e mediatico. Ferdinandi ha affermato con forza e determinazione: “Non sono tragedie dell'amore.” Il punto centrale, come sottolineato con enfasi dalla delegata ANCI alle pari opportunità, risiede piuttosto nelle dinamiche di possesso e controllo che si instaurano all'interno di rapporti in cui la libertà femminile viene percepita come intollerabile e inaccettabile.

Questa impostazione, ha aggiunto Ferdinandi, evidenzia anche la necessità impellente di prestare massima attenzione alle parole scelte, poiché un racconto pubblico superficiale o fuorviante della violenza può facilmente oscurare i segnali premonitori che spesso precedono e annunciano l’atto omicida, rendendo più difficile l'intervento preventivo.

I segnali premonitori prima dell’omicidio

Ferdinandi ha messo in luce come, dietro questi efferati omicidi, non si celi quasi mai un’esplosione improvvisa e inspiegabile di follia, bensì una storia di violenza, prevaricazione e sopraffazione che si sviluppa e si consolida nel tempo. Tra gli elementi richiamati con insistenza figurano il controllo ossessivo sulla vita della donna, il profondo senso di possesso, le minacce reiterate e crescenti, l’isolamento progressivo della vittima dal suo contesto sociale e affettivo, e le violenze, sia fisiche che psicologiche, già subite in precedenza.

La sindaca ha individuato come nodo culturale profondo e ancora purtroppo diffuso l’idea secondo cui persino la libertà di una donna di scegliere di porre fine a una relazione possa essere vissuta da un uomo come qualcosa di insopportabile e inaccettabile. In questo drammatico quadro, il femminicidio emerge come l’atto conclusivo e più brutale di un rapporto già profondamente segnato da dominio e sopraffazione, un epilogo prevedibile per chi sa leggere i segnali.

Di fronte alla drammaticità e alla frequenza dei femminicidi, Vittoria Ferdinandi ha parlato di un dolore profondo e lacerante, collegandolo però in modo indissolubile al ruolo pubblico di chi ricopre una carica istituzionale. La sindaca ha affermato con chiarezza che per coloro che detengono responsabilità istituzionali, “il dolore debba trasformarsi immediatamente in responsabilità”.

Nel suo intervento, ha precisato che non è sufficiente fermarsi allo sgomento o al ripetersi della formula rituale secondo cui “questi fatti non devono accadere più”, poiché l’esperienza dimostra che, purtroppo, altri casi continuano a verificarsi con regolarità. Il passaggio cruciale dal dolore alla responsabilità viene dunque strettamente collegato alla necessità impellente di assumere impegni comuni e concreti per contrastare efficacemente la violenza di genere a tutti i livelli della società.

L’appello del padre di Lorena Isceri alla politica e ai Comuni

In questo contesto di profonda riflessione e impegno istituzionale, la sindaca Ferdinandi ha richiamato l'attenzione sull'appello del padre di Lorena Isceri rivolto direttamente al mondo della politica e ai Comuni.

Questo appello sottolinea l'urgenza di un'azione congiunta e determinata da parte di tutte le istituzioni per affrontare la piaga dei femminicidi e della violenza di genere, trasformando il dolore e lo sgomento in un motore potente di cambiamento e prevenzione a livello sociale e istituzionale, con l'obiettivo di costruire una cultura del rispetto e della parità.