La Guardia di Finanza ha eseguito sequestri per 2 milioni di euro nei confronti di due imprenditori di Empoli, in provincia di Firenze, entrambi indagati, e delle società a loro riconducibili. Il provvedimento è scaturito da un’approfondita indagine su un presunto e articolato giro di fatture false, emesse per operazioni inesistenti, che coinvolgeva imprese attive principalmente nei settori dei trasporti e della lavorazione di tessuti.

Le due società empolesi coinvolte nell'inchiesta sono state riscontrate prive di lavoratori dipendenti, utenze elettriche e attrezzature essenziali per lo svolgimento dell’attività aziendale.

Secondo le indagini, queste imprese sarebbero state utilizzate come società “cartiere”, emettendo fatture relative a operazioni mai avvenute. Tale meccanismo avrebbe permesso ad altre società, beneficiarie del sistema, di registrare costi fittizi nei propri bilanci, ottenendo così significativi indebiti risparmi d’imposta.

La rete delle società "cartiere"

L’indagine ha permesso di individuare altre 15 imprese, anch'esse considerate società “cartiere”, dislocate in diverse regioni: Toscana, Lombardia, Campania e Lazio. Queste entità sarebbero state collegate alle due società di Empoli attraverso rapporti commerciali ritenuti dalla Guardia di Finanza "meramente fittizi e funzionali a generare ulteriori indebiti risparmi d'imposta".

Il quadro complessivo delineato dagli investigatori rivela l'esistenza di un sistema articolato di rapporti societari e commerciali illeciti, che avrebbe coinvolto un totale di 17 imprese.

Nel corso degli accertamenti, è emerso un caso specifico riguardante la società empolese maggiormente esposta verso l’Erario. Questa impresa avrebbe attuato un depauperamento fraudolento del proprio patrimonio attraverso la cessione di un capannone industriale a un’altra società. Tale operazione è stata considerata idonea a ostacolare l'azione del Fisco in un’eventuale procedura di riscossione coattiva delle imposte non versate, configurando un tentativo di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Le accuse e i beni sequestrati

I due imprenditori indagati, di 66 e 38 anni, sono chiamati a rispondere di gravi accuse. Le ipotesi di reato contestate includono l'utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e il riciclaggio di proventi illeciti. Al più anziano dei due sono state ricondotte tre imprese considerate “fantasma”, mentre al più giovane sono state attribuite due imprese anch'esse “fantasma” e un’altra società effettiva, indicata come operativa e beneficiaria del meccanismo illecito contestato.

Il sequestro preventivo ha interessato beni e disponibilità per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Tra i beni bloccati figurano diversi immobili, terreni, orologi di valore, gioielli, conti correnti e altri rapporti finanziari.