La Corte di Cassazione, prima sezione penale, ha confermato l’ergastolo per Salvatore Montefusco, 73 anni, per il duplice femminicidio avvenuto a Cavazzona di Castelfranco Emilia, nel Modenese. Le motivazioni di questa importante decisione sono state rese note a Bologna l’8 ottobre 2026. Il 13 giugno 2022, Montefusco uccise a fucilate la moglie, Gabriela Trandafir, di 47 anni, e la figlia di lei, Renata Trandafir, di 22 anni, all'interno della loro abitazione.
La sentenza della Cassazione ratifica quanto già stabilito in secondo grado dalla Corte d'Assise d'Appello di Bologna.
Un punto centrale delle motivazioni è il fermo diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno valorizzato la ricostruzione operata dalla Corte bolognese riguardo ai complessi rapporti tra i coniugi e alle ragioni che avevano portato al deterioramento della relazione, evidenziando come i soprusi e i maltrattamenti iniziali fossero attribuibili esclusivamente a Montefusco.
Le motivazioni della condanna all'ergastolo
Nelle motivazioni della sentenza, la profonda conflittualità tra Salvatore Montefusco e Gabriela Trandafir è stata collegata anche alla sua volontà di mantenere la disponibilità della ex casa coniugale. La Corte di Cassazione ha giudicato pienamente coerente la conclusione della Corte d'Assise d'Appello di Bologna, che aveva escluso qualsiasi possibilità di mitigare il trattamento sanzionatorio attraverso il riconoscimento delle attenuanti generiche.
La decisione definitiva, pronunciata il 9 luglio 2026, ha quindi sancito l'ergastolo. La Corte ha dato particolare rilievo alla ricostruzione dettagliata svolta in appello sui rapporti tra Montefusco e la moglie e sulle cause che avevano condotto al progressivo deterioramento della loro unione. In tale contesto, i maltrattamenti iniziali sono stati attribuiti in via esclusiva all’imputato, un elemento fondamentale che ha motivato l'esclusione delle attenuanti.
L'iter giudiziario del duplice femminicidio
Il percorso giudiziario del caso aveva avuto un primo esito davanti alla Corte d'Assise di Modena, che aveva condannato Salvatore Montefusco a 30 anni di reclusione. In quella fase, erano state riconosciute le attenuanti generiche, considerate equivalenti rispetto alle aggravanti.
La motivazione di primo grado aveva fatto riferimento a una generale conflittualità familiare e a un contesto di denunce reciproche tra le parti.
Successivamente, il 15 settembre 2025, la Corte d'Assise d'Appello di Bologna ha rivisto la pena, aumentandola all'ergastolo. Nella motivazione del secondo grado, il duplice femminicidio è stato ricondotto a finalità prevalentemente ritorsive e alla riaffermazione del proprio ne.