Il 1° ottobre 2026 si è aperto a Torino il processo d'appello per la cosiddetta "psicosetta delle bestie" del Novarese. Il procedimento vede un gruppo accusato di aver reclutato e manipolato psicologicamente ragazze, sottoponendole ad abusi sessuali. Questo nuovo grado di giudizio segue il primo processo a Novara, conclusosi nel gennaio 2025 con 25 tra assoluzioni e proscioglimenti e una sola condanna.

L'indagine della Polizia di Stato, avviata nel 2020, ha riguardato presunte attività illecite protrattesi per decenni. I fatti contestati si sarebbero svolti in una villetta nei boschi di Cerano.

Il "Dottore", figura centrale, deceduto nel 2023 a 79 anni, ha sempre negato di aver guidato una setta.

Il primo grado e i ricorsi

La sentenza dell'Assise di Novara aveva coinvolto 26 imputati. Quasi tutti furono prosciolti per prescrizione dall'associazione per delinquere o assolti dalle accuse di violenza. Nel primo grado fu esclusa l'aggravante della riduzione in schiavitù. L'unica condanna, a sei anni, fu inflitta a B.M., 52 anni, per una violenza sessuale di gruppo del 2012.

L'appello si svolge davanti alla Corte d'Appello di Torino sui ricorsi di Procura di Novara e difensori delle parti civili contro la sentenza. Anche la difesa dell'unica imputata condannata ha presentato ricorso. Un punto chiave è la richiesta di nuova valutazione della riduzione in schiavitù, che, se riconosciuta, inciderebbe sui termini di prescrizione.

L'operazione Dioniso

Il procedimento ha avuto origine dall'operazione Dioniso della Polizia di Stato di Novara, conclusasi nel luglio 2020. L'inchiesta prese il via dopo la denuncia di una donna che aveva riferito una lunga permanenza nel gruppo e presunti abusi, portando al processo d'appello.