L'imprenditore Donato Mottola, 59 anni, originario di Noci, in provincia di Bari, è stato condannato dal Tribunale di Bari a quattro anni di reclusione per il reato di corruzione. La sentenza, emessa in data 1 ottobre 2026 al termine di un processo celebrato con rito ordinario, ha accertato il versamento di una presunta tangente da 20mila euro. Il denaro sarebbe stato corrisposto all’ex direttore della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, nel dicembre 2021, in cambio di una specifica certificazione. Per l’imputato, la Procura aveva inizialmente richiesto una pena di nove anni di reclusione.
La decisione del Tribunale di Bari e le accuse
Il procedimento giudiziario vedeva Donato Mottola imputato per un totale di sette episodi contestati. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto provato un solo capo d'accusa, quello relativo all'ottenimento di una certificazione di esecuzione lavori. Questa certificazione, acquisita nell’ottobre 2021, è stata considerata fondamentale per il conseguimento dell’attestazione SOA, un requisito indispensabile per la partecipazione ad appalti pubblici di significativo valore economico. Per gli altri sei episodi, che riguardavano contestazioni legate agli appalti del periodo Covid, il Tribunale ha pronunciato l'assoluzione dell'imprenditore con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Le accuse da cui Mottola è stato assolto concernevano principalmente atti dirigenziali relativi ad appalti assegnati durante la fase più critica della pandemia di Covid-19. Tali contestazioni includevano la fornitura di strutture prefabbricate destinate a terapie intensive e di strutture mobili di emergenza a supporto degli ospedali pugliesi, per un valore complessivo stimato in circa cinque milioni di euro. La sentenza ha quindi operato una chiara distinzione tra l'episodio della certificazione, per il quale è stata stabilita la condanna, e i capi d'accusa connessi agli affidamenti sanitari e alle strutture mobili, per i quali è stata disposta l'assoluzione.
La certificazione chiave e il contesto giudiziario
Il fulcro della condanna risiede nella già menzionata certificazione di esecuzione lavori. Secondo quanto accertato dai giudici, tale certificazione avrebbe permesso a Mottola di avviare il percorso per ottenere l'attestazione SOA, cruciale per la sua attività imprenditoriale. Durante il processo, la pubblica accusa, rappresentata anche dal procuratore Roberto Rossi, aveva sostenuto con forza la richiesta di una condanna a nove anni. La difesa, dal canto suo, aveva insistentemente chiesto l'assoluzione per il proprio assistito, mentre lo stesso Mottola ha sempre negato di aver versato qualsiasi tipo di tangente.
La vicenda processuale si inserisce in un contesto più ampio, collegandosi agli arresti avvenuti nel dicembre 2021.
In quella fase, Donato Mottola fu arrestato insieme a Mario Lerario e all’imprenditore foggiano Luca Leccese, quest'ultimo accusato di aver versato una tangente da 10mila euro. Questo quadro evidenzia la complessità delle indagini e dei procedimenti giudiziari che hanno caratterizzato il caso.