Una truffa informatica di notevole entità ha colpito Recco, nel levante genovese, portando alla sparizione di circa 89 mila euro. I fondi, appartenenti a diversi condomìni, erano gestiti da un'amministratrice che ha presentato denuncia il 2 ottobre 2026. La procura di Genova ha avviato un'indagine per ricostruire la complessa sequenza di bonifici che ha permesso la sottrazione del denaro.

La vicenda ha avuto inizio con una telefonata. L'amministratrice è stata contattata da un individuo che si è spacciato per ispettore di polizia. Il sedicente funzionario ha avvertito che i codici di accesso ai conti correnti dei condomìni erano stati hackerati e che, per scongiurare ulteriori perdite, il denaro doveva essere trasferito con massima urgenza.

La dinamica dei bonifici fraudolenti

Seguendo le istruzioni ricevute, la professionista ha eseguito una serie di bonifici. In un primo momento, ha spostato le somme dai conti dei condomìni al proprio conto corrente personale. Successivamente, ha trasferito l'intero importo sul conto indicato dal falso ispettore. Dopo quest'ultimo passaggio, i circa 89 mila euro sono svaniti, rendendo impossibile il recupero immediato.

La denuncia dell'amministratrice ha attivato gli accertamenti della procura di Genova, che sta lavorando per definire le modalità precise della sottrazione e identificare i destinatari finali delle somme. L'episodio sottolinea la crescente vulnerabilità a fronte di tecniche di frode sempre più elaborate.

Il fenomeno delle truffe telefoniche e online

Questo caso si inserisce nel più ampio scenario delle truffe telefoniche e dei raggiri legati ai pagamenti digitali. Spesso, le vittime vengono indotte a effettuare pagamenti diretti ai truffatori attraverso tecniche come il vishing, ovvero il phishing realizzato tramite chiamata telefonica. Questa modalità sostituisce l'email o il messaggio testuale, con l'obiettivo di spingere la persona a compiere operazioni bancarie o a fornire dati sensibili.

Un'altra tecnica impiegata è lo spoofing, che consente di mascherare l'origine della chiamata, conferendole un'apparenza di legittimità. L'ingegneria sociale è il fulcro di queste frodi: il truffatore si presenta come una figura autorevole (polizia, banca, ente pubblico) per guadagnare la fiducia della vittima. La pressione sull'urgenza è uno strumento chiave per indurre decisioni affrettate, impedendo alla vittima di verificare l'autenticità della richiesta e portandola a compiere azioni irreversibili.