Venerdì 21 dicembre il comitato di gestione e il collegio fondatore del Museo Nazionale del Cinema si sono riuniti a Torino per annunciare il nuovo direttore del Torino Film Festival, Paolo Virzì, che prenderà il posto di Gianni Amelio che ha guidato la manifestazione per quattro anni.
Il comunicato segue di qualche giorno la rinuncia di Gabriele Salvatores, una volta chiamato il “regista della fuga” per i suoi primi film in cui i protagonisti, per un motivo o per l’altro, si trovavano a scappare dalla propria Italia e gettarsi nella speranza di un futuro migliore; tra i suoi film correlati a questo tema ricordiamo "Mediterraneo", "Puerto Escondido", "Marrakech Express".
Una fuga, quindi, anche dalle responsabilità della direzione di un festival che eredita un successo pesante nelle ultime edizioni, soprattutto la più recente.
La ragione di questa rinuncia, secondo le parole del regista genovese, sarebbe da attribuirsi ad impegni cinematografici che lo porteranno in Irlanda e in India, anche se, secondo alcune indiscrezioni, sembrava esser stato disturbato dalla querelle tra Comune e Regione e soprattutto dalla lite nascosta tra il direttore del Museo del Cinema Antonio Barbera, direttore inoltre del Festival di Venezia, e il presidente della Film Commission Steve della Casa.
Tuttavia il presidente del Museo del Cinema, Ugo Nespolo, appoggiato dall’assemblea dei soci fondatori, ha annunciato Paolo Virzì come nuovo direttore del Tff, il quale lavorò nel 1989 al soggetto di "Turné" girato proprio da Salvatores.
Il regista livornese è stato da poco premiato al Sottodiciotto Film Festival di Torino e attualmente sta lavorando all’adattamento de "Il capitale umano" di Stephen Amidon.
Reduce dal successo recente "Tutti i santi giorni", Virzì è definito come uno dei nomi di punta della commedia italiana non commerciale. Ricordiamo il successo con "Ovosodo" nel 1997 che gli valse il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia, il buio cinematografico di "Baci e abbracci" (1998) e "My name is Tanino" (2001), la prima rinascita con "Caterina va in città" (2003) e "N io e Napoleone" (2006), e due nuovi grandi successi nel 2008 con "Tutta la vita davanti" e "La prima cosa bella" nel 2010. I temi che hanno sostenuto i suoi film parlano di giovani, dei loro amori e amicizie, immersi negli occhi disillusi di una realtà che scherza con loro, che inevitabilmente procura allo spettatore una risata strozzata, un sorriso amaro, forse proprio l’anello di congiunzione della generazione successiva al regista di "Così ridevano".