Oltre cinquanta persone hanno assistito sabato sera a un concerto fenomenale, intimo e coinvolgente. La star, direttamente da Los Angeles, era Marco Mendoza, attualmente bassista dei Thin Lizzy e solista in varie città del mondo, il quale è da sempre aperto a collaborazioni con artisti del calibro di Dave Coverdale, Derek Sherinian, Dolores O’Riordan e rock band mondiali come i Cranberries, Whitesnake e La famiglia superstar.

Ad accompagnarlo sul palco durante quest’avventura c’erano il navigato batterista Pino Liberti ed il giovane ventiduenne Diego Budicin; esperto e poderoso il primo, talentuoso e contenuto il secondo, acclamato più volte dal cantante durante la sua esibizione.

Mendoza, infatti, crede molto nel ragazzo che difficilmente si fermerà a questa importante performance; sicuramente però, un'esperienza per il giovane non facile, che a volte è sembrato stranito e un po' intimidito dalle stravaganti improvvisazioni di Mendoza. Pino, il batterista, invece, che possiede concerti di caratura mondiale sulle spalle, non ha certo timore a mandarlo a quel paese quando esagera, "quando poi c'è qualcosa che non va, lui s’incazza, io m’incazzo e poi lui si calma e andiamo avanti alla grande".

Il pubblico ha certamente gradito queste escursioni di libertà artistica, una delle quali durante la cover acustica dei Beatles "Blackbird", in cui ha terminato la canzone imitando con la bocca suoni tribali contigui allo strumento, prima, e a cappella poi.

Oltre alla cover inglese, ha offerto un omaggio anche a “I got you (I feel good)” di James Brown e “Higher ground” dei primi Red Hot Chili Peppers, quelli con ancora Hillel Slovak per intenderci. Il resto del concerto l’ha dedicato a canzoni del suo unico album da solista “Live for tomorrow” del 2007, tra cui tengo a rimarcare il brano omonimo, “Lettin’go” e “In my face”.

L’atmosfera rock/metal creata da quest’originale interprete in maniera così spontanea e semplice non ha lasciato scampo al pubblico che non ha potuto fare a meno di caricarsi di questa energia armonica e di seguirlo fin sotto il palco e pendere dai suoi plettri che ha elargito ai fan più affiatati, ringraziandoli così: “Thanks for let me be myself ”, “Grazie per lasciarmi essere me stesso”.

Lo scenario in cui si è tenuta la performance di Mendoza è il circolo ricreativo culturale “Il peocio” a Trofarello (TO), che dal 1996 adibisce il suo locale a vero e proprio tempio del rock di una volta. Al suo interno concede notevole spazio ad artisti emergenti, ma soprattutto a vecchie glorie del panorama mondiale, tra cui possiamo citare Blaze Bayley degli Iron Maiden, Kee Marcello degli Europe e Clive Bunker, storico batterista dei Jethro Tull e di M. Shenker. Quest’ultimo resta il beniamino assoluto del proprietario del Peocio, Tony Scantamburlo, nonché chitarrista dei TSG, gruppo tributo Michael Shenker. Da non perdere è una sua intervista reperibile sul portale del politecnico di Torino di cui estrapolo un sunto semplificativo con la sua citazione finale: “Viva il rock e abbasso la samba”.