Se andiamo a guardare le cifre degli incassi si rimane sbalorditi. Solo nel precedente weekend The Master ha incassato 535.000 euro , per un totale di 1.044.000, ma questo solo in Italia, perché se si va a vedere negli USA il totale è di 15.783.000 dollari.
Ma cosa attrae tanto in questa storia, oltre alla bravura risaputa del regista e a quella incomparabile dei due interpreti Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman?
La storia è quella di un marine che ritorna dalla seconda guerra mondiale con disturbi del comportamento, l'ossessione per il sesso, l'alcoolismo e la violenza.
Sarebbe un uomo alla deriva se non avesse la possibilità di incontrare colui che crediamo essere il suo salvatore. E' il leader di una setta ( dietro la quale sembra esserci scientology e un'altra) che se ne fa carico e lo aiuta.
La fine non va anticipata, ma ciò che rimane dall'inizio sino all'ultima immagine è un dubbio amletico. Può l'ipnosi portare ad una guarigione definitiva il nostro marines? E' possibile guarire dalle ferite dell'anima?
Sembra essere quanto mai scettico il nostro regista. In effetti Freddie rimane sempre lui, ma i disturbi si sono attutiti e si sciolgono nei tentativi di guarire lui stesso il prossimo, che gli si avvicina emulando quel maestro verso cui nutre una forma di rispetto altissima.
Ma quanto quell'attaccamento è frutto di un leale senso di riconoscenza o invece figlio di un plagio? Anche qui Anderson lascia l'ombra del dubbio e sembra solo certa una cosa. La follia può essere lenita, ma la guarigione è illusoria, e condanna il malato ad una solitudine senza remissione.
C'è un'immagine che compare all'inizio della storia e ritorna alla fine quasi come monito. Freddie è seduto su una spiaggia asiatica sopra un corpo di donna modellato con la sabbia. Dominano incontrastate due grandi tette e lui si corica accanto ad esse con sguardo intorpidito. Intorno la vita, i commilitoni che giocano, che lo deridono, chi fa un bagno, chi si prepara il pasto. Lui rimane lì, sospeso tra i due seni con quel corpo gigantesco a gambe aperte che si profila sul bagnasciuga.
Il film narra il tutto con maestria ma con una certa lentezza. Il dilemma rimane e lo sguardo del regista scende nelle oscurità dell'anima con lucidità e dolente compassione. Non si sottrae a nulla, proprio come l'impersonale sguardo dell'entomologo, avrebbero detto i veristi e i realisti francesi.
Va ricordato che la pellicola ha vinto il Leone d'argento e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione.