Caterina Tosoniha esposto dal 29 novembre al 6 gennaio le sue ‘Mutazioni plastiche’ presso lo SPAZIO Oberdan della Provincia diMilano.

Visitarla è sorprendente e magnifico, perché la plastica, lasignora del nostro tempo è diventata ilmateriale primo delle sue metamorfosi, ma come fanno i veri artisti, l’uso diun cellulare, di un bottone, di una pallina o di un vecchio giocattolo, èservito per creare qualcosa di nuovo.

Opere come "L’onda del tempo"(2011) , "Vorticeesistenziale"(2011) , "Calcolo" ( 2011) , "Nel mezzo del cammin di nostra vita"(2011), "Clonazione" (2010), "N.

euro" (2012) lo dimostrano. E quel nuovo chespiazza la visione è per l'appunto il coefficiente artistico che dà valoreall’opera in quanto produce un nuovo equilibrio e nello stesso tempo creasorpresa. La lezione di Duchamp c’è ovviamente tutta, ma non solo. Perché lospiazzamento non è fine a se stesso. L’artista non vuole solo sorprendere, maattraverso la sorpresa dire qualcosa di nuovo. I suoi temi sono perlopiù diargomento ambientalista, ma anche iltema della riproduzione umana vienetoccato, e al di là della condivisione o meno delle idee, c’è in ogni caso losforzo di parlare col pubblico ed esprimere un’idea precisa servendosiappunto del veicolo della sorpresa. L’artistaperciò va oltre la lezione di Duchamp e si avvicina a Rauschenberg.

Non c’è solo la decontestualizzazione, (comeha fatto la pop art) ma c’è anche la trasmissione di un messaggio preciso e insieme il tentativo di eternareattraverso l’opera la breve vita di un rifiuto.

C’è un ‘opera che vale la pena ricordare è “L’onda del tempo”. Essa non è che un’onda impetuosa di un marefatto di pezzi di plastica perfettamente assemblati l’uno con l’altro. L’onda èdebordante e l’ultimo flutto del suo prorompere si costituisce di filamenti diuna parte meccanica, sotto c’è il video di un computer e tante parti di cui ilcomputer si costituisce. Al di sopra di questo particolarissimo mare, acavalcare quest’onda di plastica vi è un veliero a tre vele. Lui è antico, conuno scafo marron chiaro che perfettamente si sposa col blu pastello di quelmare.

E la tempesta non sembra vera. Come senza autenticità è quel battello,poco veritiero sembra quel mare.

Ecco, l’effetto chel’artista riesce a creare è un effetto ludico. Le sue opere, con quei colorizuccherosi e pastellati, danno l’idea diessere giocattoli graziosi, da appendere alla parete per divertissement, piùche per riflettere. Ma ovviamente la riflessione scaturisce.

L’uso che dei materiali che fa l’autrice si muove su undoppio binario, vuole esprimere unmessaggio preciso, ma la combinazione degli elementi è così originale che crea sorpresa e stupore. E lo stupore piacee spiazza. Le sue opere sono dei giocattoli stupefacenti e insieme irridono lastupidità del mondo e il pericolo di una deriva autodistruttiva.

Bella dunque l’opera di questa artista, e verrebbe voglia diprendere ogni oggetto creato dalla sua fantasia e portarselo a casa, perché lo sguardo giocasu quegli strani assemblaggi e la gioia rinasce.

Anche se poi amaramente il curatore della mostra, Milo Goj,ha posto proprio al termine una frase di un editore Tim O’ Reilly "Non èl’amore che dura per sempre, è la plastica!"