Non si è ancora raffreddata la notizia della vendita di Krizia ad un gruppo cinese che arriva la notizia dell'ingesso in Versace, con una quota del 20%, del fondo americano Blackstone.
L'annuncio è stato ufficializzato, dopo le anticipazione del Financial Times, con una nota dell'azienda nella quale si rendono noti anche alcuni dettagli dell'operazione.
Blackstone ha superato la concorrenza dei mediorientali di Investcorp, in passato già azionisti di Tiffany e Gucci, grazie alla sua conoscenza dei mercati asiatici ed al solido patrimonio immobiliare che consentono di sostenere i programmi di crescita dell'azienda.
Si prospetta il raddoppio del fatturato nei prossimi cinque anni, partendo dai 480 milioni del 2013, puntando con decisione sull'apertura di boutique monomarca.
Gli americani portano in dote al marchio della Medusa 150 miliioni di euro di liquidità, oltre all'azzeramento dei 60 milioni di euro di debiti della Gianni Versace spa con l'acquisizione di azioni della famiglia.
Supermarket Italia
Con la cessione del 20% della Versace, si tratta della seconda vendita agli americani di un marchio del made in Italy dopo il passaggio dei Poltrona Frau dal fondo Charme di Montezemolo ad investitori a stelle e strisce.
Detto di Krizia, il fenomeno della vendita di brand storici ad investitori stranieri interessa diversi settori produttivi, ma in particolare la moda.
Lo scorso anno era stata la volta dei tessuti Loro Piana a finire nelle mani del gruppo francese LVMH di Bernard Arnault, già proprietaria di Bulgari, Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma.
Sempre francese è il gruppo Ppr di Francois-Henry Pinault che vanta in portafoglio marchi come Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi.
Sempre nel 2013 il colpo grosso dell'emiro del Qataq che acquisisce il marchio simbolo dell'eleganza italiana nel mondo, Valentino.
La lista potrebbe continuare, soprattutto se si pensa al settore agroalimentare, oramai colonizzato dai francesi, o vinicolo con l'ingresso addirittura di imprenditori cinesi in aziende del Chianti.
Si tratta tutti di casi che se da un lato suscitano amarezza per la perdita di importanti marchi, da un altro possono essere visti come il riconoscimento delle eccellenze italiane.
Il fatto che non si siano trovati capitali italiani disposti ad investire nel loro sviluppo, questa è un'altra storia. Aspettiamo che qualcuno venga a raccontarcela.