Dal 27 al 29 marzo 2015 il Teatro Furio Camillo di Roma ospiterà la rappresentazione teatrale Il vizio dell'amore, per la regia di Gabriele Colferai, testi di Gabriele Romagnoli e scenografie di Claudia di Falco. Ecco la trama: amore, sogno, realtà, questi i temi affrontati nell'opera scritta da Romagnoli, un continuo interrogarsi sul perché dell'esistenza del vizio dell'amare, quando ciò che l'amore lascia alla sua fine è sempre un profondo senso di vuoto, di rancore, di incredulità. Questo perché è ciò che cercano le nove donne protagoniste, raccontando ognuna la propria vita attraverso monologhi pieni di tacite domande, le quali riecheggiano una sofferenza insita in sé.

I personaggi

Nove storie di vita differenti, nove soggetti femminili attualissimi eppure ancora considerati "diversi" nella visione degli italiani di oggi. Una professoressa dalla vita perfetta all'improvviso deciderà di ricominciare dal nulla; una donna si convertirà all'Islam, scelta surreale per alcuni eppure mai come oggi frequente ed attuale; una moglie che, proprio quando crede di aver finalmente scoperto chi è davvero il marito, lo perde; una ragazza che decide di perdere la sua verginità con uno sconosciuto... Tutte le scelte di vita fatte dalle protagoniste sono il risultato di un vizio d'amore: amore logorato, incantato, perduto, mai avuto, ma pur sempre amore. Di quell'amore che, per quanto soffocante e triste, non si può farne a meno.

“Nuoce gravemente alla salute. Provoca dipendenza. Finisce in fumo, avvocati, rancore o, peggio ancora, nostalgia. Si faccia avanti chi conosce un'alternativa al Vizio Dell’Amore.” Dichiara la presentazione dell’opera. In fondo, della vita e dell'amore non c'è nulla da capire. L'amore si vive e, più è vissuto, più resta sotto la pelle: impossibile staccarsene se non con un atto di volontà immane, al pari di un vizio perpetuato nel tempo.

Con la partecipazione di Valeria Monetti, Stefania Fratepietro e Arianna Battilana, quest'opera si interroga sugli aspetti più profondi dei nostri sentimenti, cercando di trovare risposte ad un qualcosa che, da sempre, risposte non ha.