Il nuovo album degli Iron Maiden uscirà il 4 settembre 2015, sarà doppio per una lunghezza di oltre 90 minuti e s'intitolerà The Book Of Souls, "il libro delle anime": scampata la paura per la salute del cantante Bruce Dickinson, colpito da un cancro alla lingua fortunatamente diagnosticato nelle primissime fasi e a quanto pare debellato per tempo, la più grande band heavy metal della storia riparte di slancio e sta per dare un seguito a The Final Frontier, l'ultimo lavoro ormai datato 2010 (non che siano stati con le mani in mano visto che sono stati in tour per tre anni). L'attesa e la curiosità sono sempre più crescenti perchè The Book Of Souls ha tutta l'aria di essere un album storico almeno negli intenti, poi i risultati potremmo scoprirli solo tra qualche mese.

Perchè c'è una curiosità sempre più forte per il nuovo album degli Iron Maiden? The Book Of Souls che elementi presenterà per essere definito rivoluzionario? La Vergine di Ferro è da 35 anni tra le metal band più amate, ha venduto milioni di dischi, ha contribuito a fondare l'heavy metal ed è tra i riferimenti della musica rock, ma a differenza di gruppi come AC/DC e Motorhead che propongono sempre la stessa formula (vincente per molti, stantia per alcuni), nel corso della carriera ha saputo innovare e cambiare almeno in parte la propria proposta musicale. Certo, elementi tipicamente Maiden sono rintracciabili in ognuno dei 15 dischi fin'ora pubblicati e non sono del tutto infondate le critiche di chi dice che alle volte Harris e soci tendano alla ripetitività...

ma se dal "punk-metal" del primo omonimo disco "Iron Maiden" sono passati al "metal-prog" degli ultimi lavori seguiti alla reunion con Bruce Dickinson di ormai 15 anni fa, non si può negare un'evoluzione stilistico-compositiva che poche band al mondo hanno saputo gestire senza scadere nel commerciale.

The Book Of Souls potrebbe essere il punto di arrivo di questa evoluzione progressive intrapresa a partire da Dance Of Death e accentuata con A Matter Of Life And Death e l'ultimo The Final Frontier, anche se alcuni elementi erano presenti già negli anni '80, basti pensare a Somewhere In Time e al capolavoro Seventh Son Of A Seventh Son: negli ultimi 10 anni la lunghezza delle canzoni è aumentata parecchio, gli intrecci tra i tre chitarristi Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers sono ormai ad un livello difficilmente migliorabile, i testi sempre più corposi e "profondi"...

Tutto questo non può essere negato neanche dai più critici, neanche dagli amanti del metal più originale e primordiale: certo gli appassionati di leggende progressive come i Jethro Tull, giusto per fare un nome, possono sorridere, ma qui siamo in ambito heavy metal, e dei più elevati.

Il batterista Nicko McBrain, il buontempone del gruppo, in un'intervista di alcune settimane fa dichiarò che il nuovo album degli Iron Maiden avrebbe avuto canzoni mediamente più brevi che gli ultimi lavori: ebbene, ha di certo preso in giro tutti! I titoli delle canzoni con relativo minutaggio diffusi negli ultimi giorni dicono proprio il contrario! Per motivi di spazio citiamo solo

  • The Red And The Black (Harris) 13:33 minuti
  • Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01 minuti
  • The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27 minuti

Da notare alcuni elementi importanti: il padre-padrone, il mitico bassista Steve Harris, ha lasciato in fase compositiva molto ma molto più spazio a Bruce Dickinson (cantante, imprenditore, pilota d'aerei, produttore e scrittore, nazionale inglese di scherma, filantropo, laureato...) e agli altri membri del gruppo come accadde per i capolavori Seventh Son e Powerslave, ritorna il classico logo con la scritta "Iron Maiden" avente le R, N, M con gli apici in basso, colore della copertina e titoli delle song sembrano presagire qualcosa di più oscuro rispetto agli ultimi lavori.

Non ci resta che chiudere con Up the Irons! Sempre e comunque...

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