Quest’anno cinematografico potrebbe di nuovo essere l’anno del regista messicano Alejandro González Iñárritu, in quanto la sua ultima fatica, ovvero Revevant - Redivivo, è stata candidata in ben dodici categorie agli imminenti Oscar del 2016. Il presente film è l’adattamento dell’omonimo romanzo del 2003 scritto da Michael Punke, in parte ispirato alla veritiera ed inaudita impresa di sopravvivenza del cacciatore di pelli Hugh Glass nell’inospitale Nord Dakota del 1823. “Revenant” è una pellicola che ha davvero dell’incredibile, se si pensa che è stata girata per la sua maggior parte nei rigidi inverni di certi remoti territori del Canada e che la troupe abbia dovuto sopportare anche temperature che arrivavano sino ai -30°C sotto lo zero; per non parlare poi della volontà di Iñárritu di voler registrare le varie sequenze solo con l’ausilio della luce naturale offerta dal selvatico paesaggio ove erano immersi.

Recensione

L’ennesima prodezza registica di Alejandro González Iñárritu si potrebbe definire come quasi primordiale. Nel film si lotta per restare in vita e le regole vincolate ad una società civilizzata nell’attuale contesto non sono più valide; vige soltanto l’imparziale legge della natura. I protagonisti sono brutalizzati, imbestialiti, regrediti all’età primitiva ed assumono sembianze pressoché animalesche sia nell’aspetto, che a livello comportamentale. L’uomo, risvegliando i suoi istinti sopiti ormai da lungo tempo, diviene una bestia predatrice, che anela soltanto a sopraffare la preda designata e alla pura e semplice lotta per la sopravvivenza della propria carne, entro un’ambientazione primigeniamente allo stato brado.

L’unica cosa realmente essenziale è nutrirsi, adattarsi, rimanere in vita.

In questo western atipico, in cuiIñárritu non si lascia sfuggire persino una tagliente critica di biasimo relativamente all''invasione wasp entro i confini del nord America,l'affannato respiro di DiCaprio nei panni di Hugh Glass è il respiro dello stesso film, sfinito, ansimante, esausto, portato costantemente allo stremo delle forze.

L’autore di “Birdman”, autocitando in un certo qual modo la sua persona, si ripete ancora una volta nell’ampio utilizzo del piano-sequenza (anche se non consequenziale in tale frangente), in grado nel presente caso di trasmettere con potente verità l’ansia e l’agitazione delle angoscianti situazioni vissute dalle figure che si muovono sulla selvatica scena, e di condurre il regista premio Oscar a superarsi nella corrente tecnica rispetto alla pellicola precedente.

Ovviamente, uno dei capisaldi di “Revenant” ed attorno a cui si è creato più chiacchiericcio, è l’ardito ed esclusivo sfruttamento delle luci naturali per approssimarsi il più verosimilmente possibile alla realtà; un tentativo che sembra abbia avuto un risvolto positivo, supportato da dei grandissimi Leonardo DiCaprio, Tom Hardy e Domhnall Gleeson, scrutati nelle loro crude vicissitudini da un indifferente ed incontaminato paesaggio silvestre.

Palpitante e dalle forti tinte claustrofobiche, nonostante si svolga totalmente all’aperto, è una delle ultime sequenze, seguita nelle battute finali dal penetrante sguardo di DiCaprio ripreso in primo piano, rivelatore del suo passaggio definitivo dallo stato umano a quello animale.

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