Il film prende spunto dalla biografia dell’inventrice ed attualmente imprenditrice italoamericana Joy Mangano, divenuta famosa per aver ideato il Miracle Mop, il magico mocio autostrizzante, ed altri oggetti apparentamenti bizzarri, poi entrati nella quotidianità di molti, come le grucce antiscivolo Huggable. Joy è uscito nelle sale nord americane il giorno di Natale del 2015, mentre da noi è approdato il 28 gennaio 2016. La pellicola, diretta e scritta da David O. Russell, vede fra i suoi protagonisti un cast eccezionale composto da Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Édgar Ramirez, Diane Ladd, Virginia Madsen e l’italiana Isabella Rossellini.

Recensione

C’era una volta. No. Ricominciamo; anche se effettivamente, sarebbe potuto benissimo incominciare con un incipit di questo tipo il “Joy” diretto da David O. Russell. Difatti, il regista di “The Fighter” prende in prestito la narrazione classica, o meglio, quella favolistica, e la sfrutta per raccontarci una storia incorniciata in una struttura fiabesca, ma senza incorrere nella stucchevolezza. Ovviamente romanzate, le vicissitudini della giovane Joy Mangano, per certi versi, ricordano quelle della povera Cenerentola, costretta a sopportare una vita di stenti per la quale non era predestinata, oppressa dai disagi famigliari, da un’occupazione insoddisfacente, poco gratificante e che ne arginava le sue potenzialità, in stasi ormai da troppo tempo.

Il nuovo film del regista statunitense emoziona, perché parla dell’insuccesso, della paura di non farcela e del sentirsi incastrati in un’esistenza che non ci appartiene, dove la dura realtà delle cose ci obbliga in qualche modo a rinunciare ai nostri sogni; degli aspetti in cui in tanti possono facilmente riconoscersi.

Il personaggio di Joy Mangano

Ed ecco che allora giunge la favola, tuttavia (e qui sta l’autenticità) ottenuta con l’impegno e molta dedizione, andando spesso contro tutto e tutti. La naturalezza con cui chi guarderà “Joy” si identificherà con la protagonista, lo spingerà istintivamente a soffrire, gioire, combattere e ad empatizzare profondamente con lei, durante la sua incessante ricerca del sogno americano.

Dopotutto, Joy Mangano è lo specchio della gente comune, che deve fare i conti con l’ardua quotidianità di ogni santissimo giorno, dagli impegni lavorativi, al mutuo da pagare per la casa, sino alla preoccupazione in merito al mantenimento della propria prole.

Il cast del film

Parafrasando nel gergo calcistico, “squadra che vince non si cambia” e così O. Russell riconferma per la terza volta il tridente Lawrence-De Niro-Cooper, i quali, quasi in toto, sorreggono sulle loro spalle l’impalcatura filmica di “Joy”, trascinati da una calzante traccia musicale, che amalgama alle sonorità anni ’50, ’60, ’70, quelle anni ’20, di stampo natalizio e dalle connotazioni fiabeggianti. Nel presente frangente, per l’appunto, lo stesso direttore di scena formalmente si limita semplicemente al compitino, offrendoci una regia entro l’anonimato e priva di particolari gesti tecnici degni di nota.

Nonostante si trovi qualche spanna al disotto rispetto ai precedenti “Il lato positivo” e “American Hustle”, le due ore piene di “Joy” scorrono che è una meraviglia, tenute per mano dai bravi Bradley Cooper e Virginia Madsen, oltre che da un ottimo Robert De Niro e da una grandissima (credibilissima persino quando ad un certo momento del film deve impersonare una donna già matura) Jennifer Lawrence, interpreti di una favola moderna, ma alla fin fine, poi neanche tanto.

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