Dopo tre giorni di bianco totale, che avevano cancellato ogni presenza della band dagli account ufficiali sui social, è stato presentato al pubblico il video del nuovo singolo della band di Thom Yorke, Burn the witch, singolo di lancio del nono album realizzato in studio dai Radiohead.

Il singolo è disponibile da ieri per l’ascolto su Spotify e su iTunes, e per l’acquisto su iTunes e sul sito W.A.S.T.E. e se la melodia richiama le atmosfere quasi sovrannaturali a cui i Radiohead ci hanno abituato da tempo, video e testi si sposano in un’armonia perfetta, completandosi in un quadro finale che è più che semplicemente inquietante.

Un tripudio d’archi per un intro di lusso

Burn the witch colpisce immediatamente l’ascoltatore per il gioco di archi che costituisce l’attacco e si impone come il tema strumentale dominante, tenendo la melodia su una tensione costante e altissima fin dalle note introduttive, una tensione che non si sfoga mai davvero ma sfocia in un ritornello che è un volo onirico e lascia addosso un senso di insoddisfazione.

La musica poi si fa colonna sonora perfetta delle immagini che scorrono sullo schermo, quando la si associa al video realizzato in stop-motion(omaggio al film The Wicker Man) – di cui i Radiohead avevano postato tre piccole anticipazioni sempre nella mattinata di ieri – in cui il pastore di un piccolo paesino di campagna guida un visitatore, forse un funzionario del governo, alla scoperta di una comunità che, dietro le facce sorridenti e il mercato della frutta, nasconde risvolti inquietanti, come un cappio per le esecuzioni decorato con fiori e un’intera mucca ficcata ancora sanguinante e intera in un pasticcio di carne.

E il finale, accompagnato da un infittirsi quasi isterico degli onnipresenti archi, come una pioggia battente sui timpani dell’ascoltatore, è sconvolgente ma tutt’altro che imprevedibile.

Un testo da decodificare disseminato di citazioni

Come tutti i testi della rock band inglese, anche Burn the witch è fortemente criptico, un testo che va decodificato e si presta a differenti interpretazioni, così come il video a cui è associato. Una prima e più palese chiave di lettura può essere proprio quella della caccia alle streghe, richiamata nel titolo, ma nel testo si rintracciano anche altre suggestioni: dalla voce dell’autorità che invita a restare nell’ombra (“stay in the shadow”) ed evitare di stabilire contatti con il mondo che ci circonda (“avoid all eye contact”), all’omino che dipinge di rosso le porte di chi è stato marchiato come pericoloso (“red crosses on wooden doors”), la denuncia si dispiega attraverso i molti paralleli con i metodi usati per la caccia alle streghe.

Ed è forse a una moderna caccia alle streghe che i Radiohead fanno riferimento, a un revanscismo montante che sembra approfondire nuovamente le differenze di genere, razza, orientamento sessuale, opinione politica e/o religiosa; alla tendenza a rendere le persone una massa grigia e informe di esseri tutti uguali, apparentemente amorfi per timore di spiccare troppo nella folla ed essere additati come diversi e dunque come streghe da cacciare.

E poi ci sono le citazioni, copiose, a canzoni come 2+2=5, Fittier Happier e No Surprise, per citarne alcune. C’è di che discutere su Burn the witch e chissà che il nuovo disco non sia un concept album, che esplichi compiutamente le atmosfere fiabesche, sì, ma inquietanti di questo nuovo singolo.