Siamo nel 1919, in un piccolo villaggio tedesco: la Prima guerra mondiale è finita e ora si contano i morti. Per la Germania il prezzo della sconfitta è alto e umiliante, le ferite premono ancora sulla carne e pulsano nell'impossibilità di rimarginarsi.

C'è una giovane donna di nome Anna che ha perso il suo fidanzato di nome Frantz, onomastica beffarda per uno che è stato ucciso proprio dai francesi. Ogni giorno Anna si reca sulla tomba del ragazzo che avrebbe dovuto sposare, per tornare, la sera, nella casa che condivide con i genitori di lui, gli stessi che l'hanno accolta con l'affetto e le premure che avrebbero destinato al figlio, forse nel disperato tentativo di provare a compensarne l'irreversibile assenza.

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L'arrivo al villaggio di un francese, il misterioso Adrien, e la sua frequentazione assidua della tomba di Frantz costituiscono un elemento di rottura della quotidianità, l'evento che infrange il precario equilibrio dei sopravvissuti. Tra Anna e Adrien nasce una simpatia, ma l'occasione di rinascita sentimentale è minacciata da un segreto che volteggia, come un fantasma, tra le anime (e i corpi) desideranti di chi ancora vive. 

Educazione sentimentale ed emancipazione

'Frantz', film del cineasta francese François Ozon, dallo scorso giovedì 22 settembre nei cinema italiani, è un melò in bianco e nero dall'eleganza classica, ben lontano dal calligrafismo modaiolo di certi autori contemporanei, che ritorna a un testo di Maurice Rostand, già tradotto sullo schermo da Ernst Lubitsch nel 1932, per raccontare il percorso di emancipazione di una giovane donna aggrappata al ricordo di un fidanzato prematuramente strappatole dalla guerra:

Frantz non c'è più, ma la sua memoria e la sua presenza spettrale condizionano le esistenze di tutti coloro che gli sono sopravvissuti, condannandoli a un limbo di indecifrabilità e paralisi, di negazione della vita.

Ma la vita, benché congelata, ha una sua intima, ineludibile urgenza. Nonostante i due personaggi maschili siano gli interlocutori di un passato incombente, la protagonista della vicende è chi quel passato non l'ha vissuto ed eppure ne paga le conseguenze morali ed esistenziali, quelle di essere stata esclusa dalla verità che solo uno dei due, quello che ancora vivo, può rivelarle, infrangendo, però, una salvifica illusione.

La prospettiva storica

Film illuminato dalla bravura di Paula Beer, giovanissima attrice tedesca premiata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia con il Premio intitolato a Marcello Mastroianni, 'Frantz' adotta la prospettiva storica dei perdenti (i tedeschi) per indagare il mistero, sovrastorico e universale, dell'animo di una donna ancora immatura che nell'iniziazione al disincanto rinviene la sua forza, la determinazione a vivere alle proprie condizioni, libera di guadagnare quel 'vero' celato dietro i codici sociali e le finzioni consolatorie.

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