Dieci anni e ottantasette giorni è il lasso di tempo che deve aspettare un condannato a morte prima dell'esecuzione. Le giornate nelle carceri di Huntsville di Livingstone, in Texas, scorrono lentamente, dolorosamente, in solitudine. La fotografa Luisa Menazzi Moretti ha deciso di dedicare un intero progetto a questo tema. Da una lunga ricerca sul campo è nata la mostra "Ten Years and Eighty-Seven Days/Dieci anni e ottantasette giorni" che aprirà a Berlino dal 4 fino al 28 ottobre 2016 e che raccoglie foto, lettere e interviste dei condannati a morte. Abbiamo intervistato la Menazzi Moretti che ci ha raccontato qualcosa in più sul suo sentito progetto.

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Come hanno reagito i detenuti alla sua presenza e alla sua ricerca?

"Non ho avuto un rapporto diretto con i detenuti: ho letto le loro storie, ho visitato i carceri di Huntsville e Livingston in Texas, cittadine vicine a dove ho vissuto da ragazza e dove risiedo quando mi reco negli Stati Uniti.

Il mio lavoro non vuole essere un reportage; ce ne sono di straordinari, ad esempio il documentario di Herzog, Into the  Abyss, girato proprio recentemente a Livingston e Hunsville. Attraverso il mio lavoro ho cercato di dare forma alle parole scritte dai condannati che passano in media un periodo di dieci anni e ottantasette giorni in carcere in totale isolamento, senza un programma di recupero, in una cella di due metri per tre. Persone non sempre colpevoli. Le mie immagini nascono dalle loro parole. Mentre leggevo i loro testi scritti, le immagini si sono create nella mia mente". 

Cosa ha scaturito in lei l'interesse per questa tematica?

"Mi sono interessata alla pena di morte in Texas non tanto per famigliarità, quanto perché lì si registra il maggior numero assoluto di esecuzioni nelle democrazie del mondo occidentale.

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Mi sono chiesta: su quali sentimenti e ragioni si regge, nel XXI secolo, il ricco ed evoluto Texas? Non trovo motivi o giustificazioni". 

C'è una storia che l'ha colpita particolarmente?

"Tante storie mi hanno colpito e turbato, ma ciò che mi colpisce di più è il racconto della loro vita dentro una cella due metri per tre in totale isolamento: le patologie che si generano in quelle condizioni di vita disumane sono laceranti, spesso portano alla follia. Ultimamente, in agosto, ad un condannato è stata sospesa l'esecuzione per la quarta volta; è da quando aveva quindici anni che è in carcere; così giovane l'hanno condannato a 99 anni per aver preso a pugni un coetaneo... (il padre è intervenuto nella lite ed ha ucciso il ragazzo, ma per la Law Of Parties anche il figlio quindicenne è stato condannato); dopo alcuni anni è stato accusato di aver ucciso una guardia, ma sembrerebbe che lui non abbia commesso l'omicidio; ben tre test del DNA lo scagionano. Così è entrato nel braccio della morte, ora ha più di 30 anni, la sorella del defunto afferma che lei stessa non sa chi abbia ucciso suo fratello. Eppure il condannato è ancora lì. Se mai uscirà, che uomo sarà diventato?"