Ci troviamo in Svizzera, dove un gruppo di architetti ha avuto un'idea bizzarra ma al quanto innovativa e controcorrente. Un progetto che vede come risultato una vera e propria discoteca gonfiabile, dallo stile total black, arredata come una normale Discoteca cittadina: corridoi con luci soffuse rosse e bianche, la postazione per i dj e più di una sala per chi vuole vivere la vita notturna svizzera in modo a dir poco alternativo. 

Lo studio svizzero è il Bureau A, diretto da Daniel Zamarbide e Leopold Banchini. Una struttura gonfiabile, temporanea, trasportabile, nata in onore dell'evento annuale del "Convegno degli Architetti Svizzeri". 

L'intenzione era quella di creare una cripta, dalle foto si percepisce un design noir, a tratti underground, che in una realtà che vede la maggior parte delle discoteche chiudere, può avere nelle sue sfumature, provocazione, innovazione e una grande inventiva. 

Probabilmente nella struttura, interamente in PVC, non si avrà la garanzia di un sound pulito e di qualità ma senza dubbio è un'immersione totale in un'altra dimensione, una dimensione in cui si dà un taglio ai soliti luoghi comuni di aggregazione, una svolta notturna che può essere, certamente, un'occasione per la scena giovanile di poter scegliere un qualcosa di "diverso" ma è soprattutto da percepire come la possibilità di avere nuovi stimoli.

Nuovi stimoli per creare diversamente, per creare "il diverso" che va contro ad ogni routine della notte, a ogni canone stabilito che ti impone sempre gli stessi posti in cambio di essere all'interno di un nucleo comunicativo che nasce quando il sole muore.

Un'innovazione vera e propria, sfruttabile in contesti più svariati, dalle feste private, a quelle organizzate all'ultimo momento fino ad arrivare ai party più innovativi. Per deviare la solita idea di società, per non lasciarsi trasportare dalla massa e dai suoi ritmi, per dare una scossa a quegli ambienti che esigono, sempre e comunque, eleganza, ordine e organizzazione. Una piccola invenzione che ci dà gli antidoti a ciò che non ci piace: una notte distorta, fuori dagli schemi, un'occasione che vale la pena di essere vista, almeno per qualche ora.

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