Negli anni’80 le Guerrilla Girls, un gruppo di artiste femministe, dicevano che la donna artista deve aspettarsi di far carriera ad ottant’anni, ricordandosi che qualsiasi tipo di arte faccia verrà sempre definita “femminile”. Georgia O’Keeffe, qualche anno prima, consapevole di quanto fosse difficile per una donna emergere, batteva i piedi, definendosi uno dei più grandi pittori e non una delle più grandi pittrici. L’anticonformista Carol Rama (1918-2015), invece, ha tirato avanti per la sua strada: è stata censurata, ignorata, criticata per quei suoi modi provocatori di narrare la sessualità femminile, per la sua scelta trasgressiva di dipingere membri e provocanti scarpe col tacco.

Torinese, ha ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia solo nel 2003, a 85 anni. E adesso, a un anno dalla sua morte, la sua città le dedica una grande retrospettiva, aperta fino al 5 febbraio 2017 alla GAM (Galleria Civica d’Arte moderna e Contemporanea) e intitolata La passione secondo Carol Rama. Il percorso espositivo consente al pubblico di apprezzare l’intera produzione dell’artista: «Scelgo queste cose, dentiere, pennelli da barba, rasoi, pisciatoi, perché sono quelle che mi piacciono di più, sono quelle che soffrono di essere così, per le quali non ci sono rimedi, possibilità di cambiare», ha affermato l’artista nel 2008 durante un’intervista per la rivista Temporale.

Carol Rama è stata anche attenta alle problematiche attuali, facendole proprie: «questo dramma che c’è stato sulla mucca pazza, mi ha fatto lavorare in modo straordinario.

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Anche perché ho talmente interpretato la cosa, intellettualmente per quel poco che potevo, eroticamente per quello che potevo prevedere, che la mucca pazza sono io… e questo mi ha dato una gioia, un godimento straordinario». La definizione “La mucca pazza sono io” è anche il titolo di una delle quattro sezioni tematiche in cui è suddivisa la mostra torinese. Le altre sono Astrazione organica, Anatomia politica e Organismi ancora ben definiti e vulnerabili.