Amadou, piccolo maliano nero, dal mare approda in Sicilia, senza genitori, abbracciato a un pezzo di legno. E vede sulla spiaggia Mario 9 anni, che a primo impatto crede di avere a che fare con un pesce parlante e poi con il figlio di una sirena...

Così si apre la storia de Il Piccolo principe nero, il romanzo fresco di stampa di Maurizio Mequio, arricchito dalle illustrazioni di Omino 71 e Lus 57, che vuole segnare un punto di unione... fra algoritmi adulti e semplicità infantile, fra bambini italiani e i minori migranti non accompagnati, che sempre più copiosamente sbarcano sulle nostre coste .

L'autore

L'autore si sintonizza sulla frequenza d'onda del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry ma anche con Pinocchio di Collodi e con tutta la letteratura dell'infanzia, valorizzando la forza immaginativa dei bambini che insieme alla leggerezza è il punto di forza che li aiuta a superare ostacoli insormontabili.

Il "Piccolo principe nero" stimola al confronto interculturale e rimprovera gli adulti invitandoli a superare i pregiudizi e le paure per elevarsi all'altezza dei bambini.

Maurizio, poeta ed educatore 37enne romano, con i minori immigrati non accompagnati ci lavora, e si attiva quotidianamente per essere per loro un adulto di riferimento, un supporto concreto. "I viaggi in mare - spiega l'autore - vedono protagonisti sempre più giovani, minori sempre più piccoli. Aumentano le donne, aumentano i disperati. È grazie ai loro paesi che la grande industria delle armi italiane moltiplica il suo fatturato. A loro rubiamo coltan, diamanti, gas, petrolio, oppio, oro, argento, bambini, vergini, speranze, poesia...". Così una denuncia viene fuori dalle righe del romanzo: la gestione dell'immigrazione in Italia fa acqua da tutte le parti.

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Gli immigrati, spesso minori, vengono ospitati nei Cie (Centri di identificazione e di espulsione), nei locali di ex casermoni dove vivono in condizioni off-limits. E vengono detenuti anche per diversi mesi, anche se non hanno commesso nessun reato.

I laboratori itineranti

Il romanzo edito da "Muracci nostri" è stato presentato da Maurizio attraverso un tour di laboratori che si sono tenuti di città in città facendo viaggiare i disegni dei bambini di varie parti di Italia, da Roma fino a Lampedusa, percorrendo all'inverso il viaggio del protagonista, per sensibilizzare i nostri bambini a tendere le braccia a tutti i piccoli immigrati.

È leggero Amadou sembra essere fatto di purezza, quella purezza che per chi è dipendente dalla sporcizia della città, è molto pesante, tanto da doversi mettere in discussione, ma per chi ha l'abitudine a tenerci alla propria sensibilità è un invito al volo... si legge fra le pagine di questo racconto. L'autore con linguaggio semplice e poetico si rivolge ai bambini ma anche agli adulti che ammonisce per l'inadeguatezza nel rapporto con i più piccoli.

E descrive fra le righe il pregiudizio diffuso sui migranti: "Non lo vogliamo vedere! Non lo vogliamo ascoltare! Mi fa paura un ragazzino che non mi ha fatto niente. Mi fa paura perché è un migrante..."