Secondo il ministero dell’Interno sono ormai oltre 171 mila i migranti arrivati dal primo gennaio 2016 a oggi sulle coste italiane.

I numeri del Viminale possono essere monitorati sul sito del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, aggiornato quotidianamente, alla voce “cruscotto statistico giornaliero”.

Gli sbarchi dei migranti sono aumentati del 18,79 per cento rispetto al 2015 e del 4,56 per cento rispetto al 2014.

Particolarmente interessante il “trend” della accoglienza: secondo i dati del ministero, al 28 novembre di quest’anno, le persone ospitate dal sistema nazionale sono oltre 176 mila.

Al 31 dicembre del 2015 erano 103 mila, circa 66 mila alla fine del 2014.

Le regioni che accolgono il maggior numero di immigrati nelle strutture temporanee risultano essere Lombardia (13 per cento), Lazio (9 per cento) e Veneto (8 per cento): in queste cifre sono compresi anche i posti SPRAR del sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.

Le prime tre località italiane interessate dagli sbarchi sono tutte in Sicilia: si tratta di Augusta (quasi 23 mila sbarchi al 28/11/2016, esclusi i rintracci a terra), Catania (quasi 17 mila) e Pozzallo (oltre 16 mila).

Le nazionalità maggiormente dichiarate al momento dello sbarco, per l’anno 2016, risultano essere quella nigeriana (21 per cento), l’eritrea (12 per cento) e la guineana (7 per cento). Consistente la presenza di ivoriani, gambiani e senegalesi.

Un fenomeno che l’Italia sta affrontando da sola

Drammatici i dati sui minori non accompagnati: per il Viminale, quelli sbarcati al 31 dicembre 2016, sarebbero quasi 23 mila, il doppio rispetto all’anno precedente (oltre 12 mila).

Si tratta di bambini e adolescenti che partono dall’Africa alla volta dell’Europa compiendo un viaggio ad altissimo rischio senza la presenza di un genitore o comunque di un adulto: all’arrivo in Italia segue solitamente il “parcheggio” presso un “hotspot” o altre strutture di fortuna collocate presso i comuni prossimi allo sbarco in attesa che i posti nei centri per minori collocati nelle altre regioni si liberino.

Risale al primo settembre di quest’anno un decreto del ministero degli Interni che istituisce e disciplina centri dedicati ai minori migranti non accompagnati.

L’obiettivo è quello di evitare la creazione di “ghetti”: per il Viminale dovrebbe trattarsi di centri ubicati in luoghi facilmente raggiungibili e ben collegati a servizi e vita sociale dei territori. Le giornate dei minori dovrebbero essere impiegate in processi didattici, come l’acquisizione della lingua italiana, e in attività sportive e ricreative. Centrale la mediazione linguistica, l’assistenza legale e sanitaria. I centri potranno essere visitati da parlamentari europei e italiani, sindaci dei territori coinvolti, rappresentanti UNHCR e altri soggetti istituzionali.

Secondo un recente rapporto Oxfam in Italia sparirebbero 28 minori stranieri al giorno: spesso si tratta di adolescenti che una volta avere eluso i controlli, subito dopo lo sbarco, raggiungono parenti residenti in altri Paesi europei. Il rischio di finire nella rete dello sfruttamento è però sempre alto.

Per quanto riguarda, infine, i dati sui “ricollocamenti” nei Paesi dell’UE i dati diffusi dal ministero certificano il fallimento delle politiche europee sull’immigrazione: i soggetti “ricollocati o da ricollocare” nei vari Stati dell’Unione, al 16 novembre 2016, risultano essere appena 1758.

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