Il Festival di Sanremo [VIDEO] entra di diritto nella cultura dell'Italia moderna per aver prodotto autentici tormentoni. Strofe di canzoni che sono entrate nelle case della gente, parole cantate e ri-cantate che, oltretutto, hanno resistito al tempo. La canzone che vince a Sanremo, dice un vecchio luogo comune non del tutto errato, è quella che si ricorda e si canticchia immediatamente, che ci fa compagnia sotto la doccia o nei mille riti quotidiani che ripetiamo quasi meccanicamente. Eppure non è sempre stato così, perché ci sono state canzoni impietosamente bocciate al Festival ma promosse a pieni voti dal pubblico, tanto da trasformarsi in autentici ed immortali 'cult'.

Vasco, Lucio Battisti, Mia Martini e tanti altri

L'esempio più clamoroso in tal senso è legato a 'Vita spericolata', una delle canzoni più celebri di Vasco Rossi che più di ogni altra ne ha incarnato il mito. Eseguita per la prima volta sul palco del Festival nel 1983, si classificò penultima. L'esibizione del cantante emiliano rimase celebre per altri aspetti, come il suo gesto di lasciare il palco prima che il brano terminasse (erano gli anni del playback). Inserita nell'album "Bollicine", da lì a pochi mesi sarebbe diventato un inno generazionale, autentico testo autobiografico che raffigurava lo stile di vita 'alla Vasco'. Andando indietro negli anni, non si può non citare "Un'avventura" che nel 1969 venne cantata a Sanremo da Lucio Battisti. Un graffiante rhythm'n'blues, un brano innovativo come lo saranno tanti altri firmati dal duo Battisti-Mogol, che non si adatta però alla tradizione musicale italiana dell'epoca.

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La critica definisce 'grezza' la voce di Battisti e 'mediocre' la canzone, ma la canteranno tutti gli italiani. Stesso destino per "Piazza grande", struggente capolavoro di Lucio Dalla bocciato a Sanremo nel 1972 ma diventato uno dei pezzi più ascoltati e richiesti nella folta produzione del compianto artista bolognese. Tornando agli anni '80, il 1985 passa alla storia per le follie delle scatenate fans dei Duran Duran ma è anche l'anno in cui Zucchero Fornaciari si presenta con "Donne". Arriva penultimo con quello che in breve si trasformerà in un tormentone e sarà ricordato, con il senno di poi, come il brano più bello di quel Festival. Tre anni dopo la critica non accoglierà in maniera favorevole Tullio De Piscopo ed il suo "Andamento lento" ma la canzone eseguita dall'ex batterista dei "Napoli Centrale" sarà una delle più ballate e cantante del 1988 e vincerà il Festivalbar. Il 1989, invece, segna il ritorno in riviera di Mia Martini con "Almeno tu nell'universo". Accolto freddamente a Sanremo, diventerà uno dei classici della grande Mimì.

Stesso destino per un'altra icona al femminile della musica italiana come Patty Pravo, in gara nel 1997 con "E dimmi che non vuoi morire", firmata da Vasco Rossi. Sarà la canzone più bella di quel Festival, in realtà una delle più belle ed emozionanti di sempre, ma la giuria farà vincere i 'Jalisse', carneadi prima e dopo Sanremo. Sempre nel '97 la giovane cantautrice Carmen Consoli presenta "Confusa e felice", il suo stile originale non piace ai freddi giudici del festival ma si tratta di un'altra circostanza in cui i gusti di pochi non corrispondono a quelli della maggioranza degli italiani. Infine è doveroso citare i Subsonica, undicesimi nel 2000 con "Tutti i miei sbagli" che prenderà letteralmente il volo appena fuori dal teatro 'Ariston'. Una 'leggerezza' nei confronti di una canzone che meritava miglior sorte a dispetto di una giuria che premierà comunque la musica d'autore degli Avion Travel, vincitori a sopresa dell'ultimo Festival del XX secolo.