Antonio Del Donno, beneventano del 1927, è oggi riconosciuto dal pubblico e dalla critica il più fedele rappresentante dell’Informale italiano, quella nuova poetica artistica nata intorno agli anni Cinquanta in aperta opposizione al canone tradizionale e alla retorica.

La mostra di Livorno

La Melograno Art Gallery il 25 marzo (e fino al 31 del mese) ha inaugurato l’ultima mostra dedicata ad Antonio Del Donno, per celebrarne una carriera lunga oltre sessanta anni e per permetterne la conoscenza ai sempre più numerosi appassionati d’arte e di collezionismo, che in Italia negli ultimi anni sono in costante aumento.

All’interno delle sale gli organizzatori Giulio Ferrieri Caputi (direttore della galleria) e Alberto Molinari (curatore dell’Archivio Antonio Del Donno) hanno offerto al pubblico toscano una selezione di circa venticinque opere rappresentative degli ultimi trent’anni di lavoro dell’artista. Un excursus bellissimo e affascinante che rende giustizia dei temi più cari al maestro e, contemporaneamente, mostra l’incredibile versatilità del pittore, scultore e fotografo di Benevento.

Sessant’anni da protagonista

Dopo gli anni di formazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, Antonio Del Donno appena trentenne entra in contatto con Lucio Amelio, fondatore dell’omonima galleria partenopea che ha ospitato alcuni fra i maggiori artisti del Novecento: Keith Haring, Robert Rauschenberg, Jannis Kounellis, Mimmo Paladino e lo stesso Antonio Del Donno.

Dopo questo fortunato incontro, la carriera del maestro riceve un’impennata notevole: fiere internazionali d’arte, festival, biennali, personali e collettive in ogni angolo di mondo.

Il successo e le quotazioni, tuttavia, non hanno mai intaccato le profonde motivazioni artistiche di Del Donno, che in un arco lungo oltre sessant’anni ha sempre seguito le proprie idee e le proprie motivazioni. Da sempre refrattario al Figurativo e al Razionalismo, Del Donno è approdato giovanissimo all’Arte Informale, distinguendosi per la vastità dei materiali utilizzati: legni, carte di riuso, catrami, ferri.

Fra le più note creazioni dell’artista è la serie dei Vangeli su tavole, dove i temi del Sacro e dello Spirituale assumono una funzione “umanitaria” e di denuncia.

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