Dopo cinque anni di restauro, il noto dipinto di Leonardo Da Vinci "L'Adorazione dei Re Magi", torna nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il dipinto ha subito una lunga e complessa indagine diagnostica sulle sue condizioni nei laboratori dell'Opificio delle pietre dure. La sua versione restaurata e migliorata è ora visitabile dal pubblico dal 28 marzo fino al 24 settembre.

In questa occasione si è operato un restauro al di fuori dell'ordinario, curato da un team di cinque esperti, che hanno risolto i maggiori problemi conservativi del dipinto.

Il restauro dell'Adorazione dei Re Magi

Il restauro del dipinto di Leonardo Da Vinci ha rappresentato una svolta fondamentale nell'utilizzo delle tecniche di conservazione e di recupero delle reali tonalità della raffigurazione.

Infatti il metodo utilizzato ha permesso di recuperare tonalità cromatiche inaspettate e la completa leggibilità dell'opera, rivelando dettagli che altrimenti non sarebbero state rinvenuti.

A tal proposito sono state utilizzate tecniche scientifiche all'avanguardia, tra cui alcune scansioni effettuate con i raggi infrarossi, che sono stati in grado di rilevare 15 strati di pittura sfruttando le diversità delle lunghezze d'onda.

La storia del dipinto

Strato dopo strato, durante il restauro è venuta fuori la storia dell' "Adorazione dei re Magi". è stato rivelato che il dipinto aveva avuto la funzione di tavola preparatoria di altri dipinti della preziosa collezione dipinta da Leonardo Da Vinci. Tra questi sono ricompresi la perduta "Battaglia di Anghiari", il "San Girolamo", e "La Vergine delle Rocce".

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Il collegamento tra "L'Adorazione dei Re Magi" e le altre opere è stato evidenziato dalla scoperta di alcune incisioni impercettibili ritrovate sul dipinto attraverso il restauro, che richiamano la sperimentazione della prospettiva effettuata da Leonardo.

Inoltre il dipinto restaurato, che reca la data del 1481, raffigura alcuni dettagli che si ritrovano in altri quadri successivi. La zuffa di cavalieri che appare sullo sfondo rimanda alla "Battaglia di Anghiari". La testa di un vecchio che si ritrova vicino alla Vergine fa presupporre un precedente studio del "San Girolamo", come anche i riflessi dell'acqua sotto i piedi di Maria, che ricompaiono anche nella "Vergine delle Rocce".