Della lezione di cinema tenuta da Dario Argento al Bif&st colpisce soprattutto il pubblico: il Teatro Petruzzelli di Bari è gremito di giovani che dimostrano una passione e una conoscenza notevoli. Tante le domande, che hanno permesso al Maestro di ripercorrere la propria carriera. Figlio di un produttore e di una fotografa specializzata nei ritratti femminili, ha respirato cinema sin dall’infanzia: “A casa mia si parlava sempre di film, mentre quando andavo a trovare mia madre vedevo attrici bellissime che si spogliavano tranquillamente davanti a me, trattandomi come un bambolotto”. Il regista ricorda anche gli inizi a Paese Sera come critico cinematografico, contrariamente ai colleghi poco appassionato alle pellicole impegnate.

Poi la grande esperienza come autore del soggetto di C’era una volta il West di Sergio Leone insieme a Bernardo Bertolucci.

I modelli di Dario Argento

Argento si sente molto legato a Sergio Leone perché gli ha fatto capire il significato della settima arte, un insieme di tecnica, invenzione e follia. Ma non solo: esattamente come Leone è stato poco considerato dalla critica per anni, perché si dedicava a un cinema di genere; sin dall’esordio con L’uccello dalle piume di cristallo, primo capitolo della “trilogia degli animali”, Dario ha scelto il thriller e l’horror. Tanti i modelli che hanno ispirato il suo stile: dai racconti del fantastico, con scrittori come Edgar Allan Poe, alla psicoanalisi di Freud, dal cinema degli espressionisti tedeschi ad Alfred Hitchcock, da Ingmar Bergman alla Nouvelle Vague.

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Ed è arrivato, grazie al successo internazionale, a creare una vera e propria Factory con cui ha prodotto le opere dei suoi storici amici come Lamberto Bava, Michele Soavi, Sergio Stivaletti.

Storie di attori

Se Profondo rosso resta il suo film più noto in Italia, Suspiria è il titolo più celebre in tutto il mondo, tanto che il primo è uscito in Giappone con il titolo Suspiria 2, pur non avendo le due pellicole nulla a che fare tra loro. Argento racconta dei rapporti con i suoi attori, a volte molto facili, come con Harvey Keitel o Jennifer Connelly e tanti altri, qualche volta più complicati, come con Tony Musante, che si presentò sotto casa del regista per fare a botte, o la capricciosa Cristina Marsillach, che non rivolgeva più la parola ad Argento durante le riprese di Opera, tanto che l’allora aiuto regista Michele Soavi era costretto a fare da intermediario tra i due. È un piacere sentirlo raccontare di come Clara Calamai accettò di lavorare in Profondo rosso sorseggiando un’abbondante vodka al peperoncino, mentre Alida Valli era stata scelta per il suo ruolo da inflessibile docente in Suspiria per il suo “ghigno da nazista”.

I progetti per la tv

Il regista ha parole di affetto per la figlia Asia che “fin da bambina veniva sul set, appassionandosi”; inoltre rivela di seguire solo qualche episodio di serie tv come The Walking Dead. Invece gli capita sempre più difficilmente di spaventarsi con un horror, perché ormai conosce cosa c’è dietro ogni scena da brivido, ma continua a guardare con interesse alle produzioni orientali, come quelle di Messico e Sud America, più attente al risvolto psicologico. Da tempo impegnato in una serie tv ambientata nel 1840, Suspiria de profundis, che uscirà forse tra un anno, Dario Argento, incalzato dal pubblico del Bif&st, dimostra di non apprezzare troppo il remake dell’omonimo film del 1977, girato da Luca Guadagnino: “Il regista è un mio amico e mi ha invitato ad andare sul set del suo Suspiria, ma quando ho saputo che è cambiata la storia ed è rimasto praticamente solo il titolo del mio film, ho preferito declinare”.