È finalmente arrivato in sala Spider-Man: Homecoming, quarto film della terza fase del marvel Cinematic Universe e primo incentrato sulla figura dell'Uomo Ragno (o, per dirla alla Tony Stark, Bimbo Ragno) dopo l'accordo fra la stessa Marvel e la Sony, detentrice dei diritti cinematografici del personaggio. Dopo il debutto in Captain America: Civil War, Tom Holland si cimenta così con la sua prima prova da protagonista assoluto nei panni del personaggio partorito da Stan Lee (presente nel film con un immancabile cameo), affiancato da un ottimo Michael Keaton nei panni del villain Avvoltoio, dalla splendida Marisa Tomei nella parte di una giovane e sexy zia May e da Robert Downey Jr., che riprende il suo ormai proverbiale ruolo di Iron Man/Tony Stark.

La regia è invece affidata al giovane Jon Watts, noto per i due film indipendenti Clown e Cop Car.

Il ritorno a casa dell'Uomo Ragno: Spider-Man: Homecoming

Fin dall'azzeccatissimo titolo, che sottintende sia al ritorno a casa Marvel dell'Uomo Ragno, sia alla settimana dell'Homecoming, ovvero il ritorno sui banchi scolastici dei giovani studenti americani, con Spider-Man: Homecoming lo spettatore si ritrova davanti a un classico teen movie, che presenta però alcuni risvolti etici e morali che lo rendono assimilabile a un vero e proprio racconto di formazione a sfondo supereroistico. Jon Watts e gli altri 5 sceneggiatori (Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Christopher Ford, Erik Sommers e Chris McKenna) compiono un'operazione decisamente interessante e per certi versi estremamente coraggiosa, spazzando via i sensi di colpa e i dilemmi esistenziali degli Spider-Man incarnati da Tobey Maguire e Andrew Garfield e prendendosi diverse libertà narrative, come la cancellazione del personaggio di Zio Ben (rimpiazzato nel ruolo di mentore del protagonista da Tony Stark) e il ringiovanimento imponente dello stesso Peter Parker e della zia May.

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Il risultato è uno Spider-Man adolescente che si muove con goffaggine e imbarazzo nella società contemporanea, districandosi fra modernità e una necessaria trasformazione da bambino a uomo prima ancora che da uomo a supereroe.

I dolori del giovane Spider-Man

Rifacendosi al cinema adolescenziale anni '80 di John Hughes (la citazione esplicita a Una pazza giornata di vacanza in questo senso rappresenta molto di più di un mero omaggio), Jon Watts presenta con efficace leggerezza un Peter Parker goffo, imperfetto e a tratti frivolo, che si divide fra le sue improvvisate imprese, lunghe sessioni di costruzioni della Morte Nera Lego con l'inseparabile amico Ne(r)d (Jacob Batalon) e la prima cotta adolescenziale per la bella Zendaya (Michelle Jones). Anche se il punto di vista è sempre quello degli adolescenti di oggi, quasi costretti dalla società a cercare di ottenere tutto e subito e a rinunciare prematuramente alla propria componente fanciullesca, gli adulti in Spider-Man: Homecoming giocano un ruolo fondamentale per la riuscita del film.

Robert Downey Jr. si rivela il solito formidabile interprete, aggiungendo al suo istrionico personaggio delle sfumature più adulte, quasi paterne, che, pur nel clima leggero e scanzonato che contraddistingue il film, donano profondità al rapporto fra Tony Stark e Peter Parker. A meritare un plauso è però soprattutto Michael Keaton, che tratteggia il miglior villain visto ultimamente nei cinecomic, scavando nella disperazione dovuta ai soprusi subiti dal suo personaggio e dipingendo un Avvoltoio quantomai realistico e mefistofelico.

L'Uomo Ragno perfetto per la società contemporanea

Spider-Man: Homecoming trova la giusta miscela fra azione, humour e sfumature adolescenziali, rivelandosi una visione piacevole e appagante sia per il pubblico giovane o giovanissimo che per quello adulto. Fra le maggiori pecche del film sono certamente da evidenziare una fotografia abbastanza anonima, anche e soprattutto nei momenti più concitati, e una certa superficialità nella caratterizzazione dei personaggi secondari, ridotti a poco più che comparse (come nel caso di zia May) o a stereotipi triti e ritriti, come quello dell'amico nerd ancora di salvezza per problemi tecnologici. Prova invece decisamente convincente e solida, nonostante i dubbi iniziali, per il giovane Tom Holland, perfettamente a proprio agio e in parte in ogni situazione.

Tirando le somme, quello di Spider-Man: Homecoming non è il migliore Uomo Ragno di sempre e presenta più di una lacuna dal punto di vista dell'introspezione e della costruzione del personaggio, ma si rivela lo Spidey perfetto per il mondo contemporaneo, oltre che una new entry di altissimo livello per il Marvel Cinematic Universe. In poco più di 2 ore godibili e scorrevoli, la Marvel centra l'ennesimo importante successo, mettendo in scena senza fronzoli e orpelli un teen movie d'azione di ottimo livello, e ponendo al contempo solide basi per lo sviluppo narrativo di un personaggio che avrà certamente un considerevole spazio nei cinecomic dei prossimi anni.