Spavento, urla, terrore. Erano i tempi de "L'Esorcista", il film che più di quarant'anni fa scosse il mondo. Il regista William Friedkin, oggi ultraottantenne, è tornato sulla scena delle più nere inquietudini, presentando fuori concorso alla 74^ Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo lavoro, "The Devil and Father Amorth", documentario che filma per 68 minuti un esorcismo eseguito dal maggior presbitero esorcista autorizzato dalla Chiesa Cattolica, Gabriele Amorth.

Il sacerdote è scomparso nel settembre del 2016 a 91 anni, pochi mesi dopo le riprese avvenute a maggio, e dopo essere andato incontro a migliaia di richieste di aiuto per casi di "possessione" demoniaca.

L'autorizzazione a "girare" era tutt'altro che scontata, ma Padre Amorth concesse il via libera alla "presa diretta", circostanza mai avvenuta in precedenza, rendendo possibile la realizzazione di una testimonianza filmica di straordinaria efficacia. "Il demonio mi ha minacciato di morte - ha affermato Friedkin durante la conferenza stampa al Lido di Venezia - e questo mi ha ovviamente atterrito, ma ho ingaggiato un "gioco", fingendo di perdere la telecamera. Ho continuato le riprese a Roma in una chiesa fredda e buia stando vicino a Cristina, la donna vittima delle influenze malefiche che disturbavano fortemente la sua personalità. Ho congelato le mie emozioni imponendomi il distacco necessario a far risaltare l'oggettività delle immagini". Friedkin sottolinea anche la differenza rispetto a "L'Esorcista", una finzione, mentre il documentario proposto a Venezia 74 filma una realtà, anche se misteriosa e molto complessa.

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Un invito agli spettatori: non essere scettici

Di fronte all'incerto confine fra malattia psichica e "possessione" diabolica, lo spazio dello scetticismo è ampio. Friedkin ha ricostruito il parere di medici, psichiatri, antropologi per stimolare innanzitutto - oltre le posizioni pro o contro la veridicità dell'evento - la curiosità verso la tematica del male soprannaturale. "Il mondo è devastato da fatti estremamente allarmanti - ha aggiunto il regista al Lido di Venezia - come il terrorismo, l'inquinamento ed il mutamento climatico, i grandi e i micro-conflitti della vita quotidiana. Il nostro esistere è costantemente un enigma difficilmente sondabile in tutti gli ambiti e sfaccettature del bene e del male. Ho girato il documentario per compassione, sono convinto che Cristina e tutti i casi simili al suo meritino pietà". Ad essere protagonista, inoltre, è la figura di un "patriarca" del cattolicesimo, Padre Amorth, autore di numerosi libri, del quale Friedkin fa risaltare l'ironia descritta come una forza che intesse la dignità dell'essere umano anche di fronte a temibili e cupe minacce.