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"Che si suoni, che si canti, tutti quanti han da brillar", così intona Cimarosa sugli ultimi versi con cui Giovanni Bertati conclude il capolavoro comico Il matrimonio segreto, che debuttò al Burgtheater di Vienna il 7 febbraio 1792.

Anticipo subito che, come molti melomani già sapranno, Il matrimonio segreto, pur indicato dai propri autori come dramma giocoso (sinonimo di opera buffa), è un'opera assai complicata sotto molto punti di vista: innanzitutto non è un'opera completamente comica, poiché in più di un punto la trama, che inizialmente pare svolgersi all'interno dei canoni tipici dell'opera farsesca del Settecento, assume improvvisamente tratti patetici, proto-romantici, larmoyante, come si diceva allora, se non addirittura drammatici.

Il personaggio di Carolina, ad esempio, la giovanissima sposa segreta di Paolino promessa in sposa dal padre allo spiantato Conte Robinson, dall'iniziale carattere vagamente popolano, semplice e senza eccessivi condizionamenti drammatici, passa, nel secondo atto in particolare, ad assumere valenze drammatiche e drammaturgiche che obbligano l'interprete a cambiare continuamente registro interpretativo nel corso dello svolgersi del dramma.

In più, Il matrimonio segreto è un'opera di assai lunga durata (supera, se eseguita integralmente, le tre ore di spettacolo) e che impegna sia vocalmente che scenicamente i cantanti in modo davvero insidioso e spossante. La scrittura orchestrale di Cimarosa, poi, forse influenzata in questa occasione dalla propria recente scoperta dei capolavori mozartiani che proprio in quegli stessi anni si rappresentavano in area tedesca, risulta sempre essere non solo formalmente e, diremmo, psicologicamente raffinata, ma non esente da moltissimi spunti virtuosistici di difficile esecuzione, soprattutto nelle parti affidate agli strumenti ad arco.

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Il matrimonio segreto, last but not least, è opera celeberrima (l'unica opera italiana della seconda metà del Settecento a essere costantemente rimasta nei repertori di tutti i teatri del mondo) e, quindi, affrontarne una nuova registrazione discografica significa certamente confrontarsi con altre proposte spesso affidate alle sapienti ed esperte mani di Daniel Barenboim o di Arturo Toscanini e rimaste paradigmatiche nel mondo di intendere e interpretare il lavoro di Cimarosa.

Fatta questa doverosa premessa, Tutti quanti han da brillar, dicevamo all'inizio di questa recensione tanto per citar Bertati e nella release discografica de Il matrimonio segreto prodotta e distribuita da Rc Record Classic Label tutti gli interpreti han davvero piacevolmente e sorprendentemente brillato in una prova così complessa e, sotto molti punti di vista, rischiosa. A iniziare dalla piacevolissima, agilissima, duttilissima Carolina della giovane cantante inglese Addie Lansbury, che, sebbene a volte tradìta da una pronuncia italiana non proprio impeccabile, ha dato prova di un'indagine psicologica del personaggio e di doti vocali di eccezionale levatura.

Il carattere popolano, a cui facevamo accenno poche righe sopra, essenzialmente espresso da Bertati e Cimarosa nell'aria del primo atto Perdonate, signor mio, tra l'altro inerpicata in una scrittura costantemente puntata verso l'acuto che potrebbe affaticare (se non proprio fiaccare) non poco una cantante ancora non esperta di prassi esecutiva dell'epoca, è risolta da Lansbury con magnifica leggerezza vocale e con quel senso di acuto spirito che mai deve mancare nell'interpretazione di arie di questo genere; Lansbury, poi, dà corpo alla propria vocalità più penetrante e profonda nel momento, cruciale, del cambio di registro drammaturgico di Carolina: il suo Ma voi siete tanti cani! con cui Carolina, al massimo della disperazione poiché il padre Geronimo, in combutta con la sorella Elisetta e la zia FIdalma, ha deciso di chiuderla in convento, incide profondamente nel meraviglioso quintetto del secondo atto Deh! Lasciate ch'io respiri.

Il personaggio di Paolino (tenore) deve affrontare, oltre ai numerosi concertati e recitativi, una delle arie più celebri, celebrate e complesse di tutto il repertorio operistico del secondo Settecento: Pria che spunti in ciel l'aurora, il cui tema principale viene introdotto da un meraviglioso assolo del clarinetto delicatamente accompagnato dagli archi. L'interpretazione offerta in questa registrazione dal tenore, anch'egli inglese, Jaylen Parker è forse uno dei punti più alti di tutta la release. Nessuna segno di fatica adombra la delicata voce (ricca di colori, di messe di voce, di capacità di raggiungere gli acuti con morbidezza e incisività) di Parker. Aiutato ed esaltato dai cambi interni di tempi voluti dal direttore d'orchestra Simone Perugini, Parker è a proprio agio sia nel registro vocale medio che in quello acuto, sia nei momenti di più acceso lirisimo che in quelli più squisitamente virtuosistici.

Ottime anche le prove di Florinda Benini, nel ruolo di Elisetta e del mezzosoprano Carlene Harris impegnato in quello di Fidalma. Benini ci regala un'adamantina aria nel secondo atto, Se son vendicata, forse l'unico momento debole, Cimarosa ci perdoni, dell'opera. Un'aria di puro virtuosismo, forse un po' fine a se stessa e composta per accontentare e venire incontro al'ugola dorata di Giuseppina Nettelet, che ne interpretò il ruolo la sera del debutto viennese. Nonostante la debolezza musicale dell'aria, Benini (ottima, e vivacissima interprete anche del duetto con il Conte Robinson Il parlar di Carolina proprio prima del grande finale dell'opera) interpreta la propria aria con ricchezza di colori e non si risparmia nei fuochi artificiali vocali nei momenti in cui l'aria ne richiede. Carlene Harris sembra forse l'interprete più divertita del gruppo: la sua spiritosissima interpretazione dell'aria È vero che in casa io son la padrona, si distingue appunto per questo particolarissimo aspetto molto evidente: Harris si diverte un mondo a interpretare questo ruolo e vuole rendere partecipi i propri ascoltatori di questo divertimento.

Lo strepitoso cast vocale di questa release si conclude con la presenza di due bassi baritoni che definire bravissimi pare quasi limitativo e ingiusto: Irving Hussain nel ruolo del Conte Robinson e il fiorentino Roberto Vicarelli in quello di Geronimo. Pur esprimendo un parere personale, penso di non essere troppo lontano dall'oggettività che l'interpretazione dell'aria Udite, tutti udite qui donataci da Vicarelli sia ciò che di meglio, almeno in cd, si possa ascoltare a tutt'oggi. Impreziosita da un vivacissimo e variegato ritmo tenuto da Perugini, Vicarelli offre la possibilità di ascoltare e gustare questa divertentissima (e musicalmente strepitosa) aria in tutte le sue più intime sfumature espressive. Il maestoso incipit, i divertentissimi incisi e l'incalzante stile parlante (che rendono questo brano di difficile interpretazione proprio a causa della presenza contemporanea di tutti questi registri espressivi e tecnici) vengono sapientemente elaborati da Vicarelli - in un indubbio stato di grazia - e posti con un'indubbia leggerezza che rende l'ascolto di questo brano piacevolissimo.

Stesse osservazioni si potrebbero fare per Hussain nel ruolo dello spiantato, comicissimo, ma anche dotato di buon cuore e docile carattere, Conte Robison che incarna, nell'idea di Bertati e Cimarosa, tutti i lati positivi della nobiltà dell'epoca (pur se bonariamente messa, in alcuni momenti, in rispettosa berlina). Il matrimonio segreto, del resto, non è certo un'opera portatrice di idee rivoluzionarie, ma è un lavoro ben inserito nella società dell'epoca e ben attenta a non urtare la suscettibilità della classe dominante. Ma i momenti di satira (una satira che non punge, ma, al massimo, delicatamente accarezza) non mancano certo e in questa release discografica vengono continuamente sottolineati e messi in evidenza.

Plauso con standing ovation ideale ad Harmoniae Templum Chamber Orchestra che dà continua prova dell'alta qualità tecnica e interpretativa raggiunte negli anni. Simone Perugini è indubbiamente il faro, la stella polare di questa magica interpretazione. Il lavoro di musicologo si integra sapientemente con l'istinto teatrale e la perfetta conoscenza del repertorio affrontato da parte del musicista fiorentino. Perugini dona una seconda vita a Cimarosa, sa infondere alla sua musica quella terza dimensione che ne assicura carne e vita; le sue scelte interpretative, spesso inedite e in alcuni casi persino rischiose, risultano però sempre giuste e perfettamente armonizzate con la partitura che sta eseguendo. Verrebbe voglia persino a noi, esattamente come si dice accadde alla prima esecuzione dell'opera, di richiedere a tutti gli interpreti di questa edizione un bis integrale dopo il primo ascolto: ma oggi, per fortuna, è tutto più facile di allora: basta premere il tasto play per poter godere ogniqualvolta lo si desideri di questo gioiello.